Avevamo già parlato del premio Gammadonna 2025 . Abbiamo poi voluto intervistare la vincitrice Francesca Failoni per capire il suo percorso di carriera e quello che si aspetta per il futuro. Gentilmente ci ha concesso la sua intervista che adesso riportiamo qui di seguito..

Come è nato questo suo interesse per la blockchain?
Il mio interesse nasce dall’incontro tra energia e tecnologia. Vivendo in Trentino osservavo da vicino il funzionamento delle centrali idroelettriche e mi colpiva il fatto che, nei momenti di sovrapproduzione, una parte dell’energia pulita non trovasse una reale valorizzazione economica. Approfondendo il funzionamento della blockchain di Bitcoin, io e il co-fondatore Francesco Buffa abbiamo compreso che quelle due dimensioni potevano dialogare: il surplus energetico poteva essere trasformato in potenza di calcolo attraverso data center specializzati.
Questo non significava “interesse per la blockchain” in astratto, ma riconoscere una tecnologia capace di creare efficienza industriale in un settore tradizionale come quello energetico. Da lì è nata l’idea di Alps: usare l’innovazione per dare valore a ciò che prima era considerato uno spreco strutturale.
)Come è partita l’attività?
L’attività è iniziata nel 2018 con un progetto molto concreto: installare piccoli data center vicino a impianti idroelettrici italiani per verificare se fosse possibile valorizzare l’energia rinnovabile prodotta in eccesso. I risultati sono stati immediati e ci hanno mostrato che quel modello poteva trasformare un limite strutturale del settore energetico in un’opportunità industriale. Da lì abbiamo iniziato a costruire una struttura più solida, formalizzando processi, ampliando il team e attirando l’interesse di investitori istituzionali.
Il passo decisivo è stato l’ingresso di Azimut, che con due operazioni, una partecipazione in equity nel 2023 e un importante bond nel 2024, ha dato all’azienda la possibilità di scalare rapidamente. Grazie a questo sostegno abbiamo portato il modello fuori dal contesto alpino, sviluppando data center ad alta densità energetica in Oman, Stati Uniti, Ecuador, Paraguay e Bolivia. Oggi operiamo come un vero player infrastrutturale, un risultato che nel 2018 sarebbe stato difficile immaginare per una realtà nata tra le montagne del Trentino.

La formazione di Francesca Failoni è più economica che digitale?
La mia formazione è economico-manageriale, ma fin dall’inizio ho lavorato in dialogo con settori tecnici, energetici e tecnologici. Nel nostro ambito la distinzione tra “economico” e “digitale” è molto relativa: costruire e gestire data center richiede una visione integrata, che tiene insieme sostenibilità industriale, efficienza energetica, ingegneria e gestione operativa.
La mia preparazione mi ha aiutata soprattutto a valutare i progetti nella loro interezza: comprendere i modelli di business, gestire la parte finanziaria, misurare la redditività e, allo stesso tempo, saper leggere le esigenze tecniche di un’infrastruttura che deve funzionare 24 ore su 24. Non servono competenze solo digitali o economiche: serve la capacità di unire le due cose per restare competitivi in un settore che cambia rapidamente.
È un settore più maschile che femminile o ormai nelle STEM non esiste più differenza?
È vero che in questo settore gli uomini sono ancora numericamente più presenti, ma non credo che questa sia la lente più utile per interpretare il lavoro quotidiano. Quando ci si confronta con investitori, utility, banche o autorità che gestiscono infrastrutture energetiche di interesse nazionale, ciò che conta davvero è la solidità delle competenze, la capacità di argomentare le proprie scelte e di presentarsi con chiarezza e responsabilità. Questo vale per chiunque, indipendentemente dal genere.
La differenza reale la fanno i percorsi individuali: ognuno porta un approccio, una sensibilità e un metodo di lavoro diversi, e questa varietà contribuisce a rendere l’innovazione più ricca e completa. Per questo trovo poco utile incasellare un settore come “maschile” o “femminile”. A livello personale non mi sono mai definita attraverso un’etichetta di genere; ho preferito concentrarmi sui risultati, sulla costruzione di fiducia e sulla credibilità che nasce dal lavoro fatto bene.
Cosa consiglierebbe a una giovane donna che vuole avvicinarsi a questo settore?
Suggerirei prima di tutto di costruire competenze reali: studiare, approfondire, chiedere, fare esperienza pratica. Poi di non aspettare il momento ideale, perché non arriva mai, ma di iniziare, anche in piccolo. Nei settori complessi serve il coraggio di muoversi senza lasciarsi frenare da pregiudizi o da timori di sentirsi “fuori posto”.
Un altro punto importante è scegliere con cura le persone con cui si lavora: partner, colleghi e mentori competenti accelerano la crescita molto più di qualsiasi teoria. Bisogna essere pronti a farsi mettere in discussione, a chiedere aiuto e a proporre idee che non seguono percorsi già tracciati. La credibilità si costruisce ogni giorno, e quando visione e lavoro si allineano, i risultati arrivano.
Esistono migliaia di blockchain. Quale stima maggiormente?
Il mio interesse professionale è concentrato su Bitcoin, che è di gran lunga la tecnologia più affidabile in termini di sicurezza, decentralizzazione e stabilità nel lungo periodo. È l’unica blockchain che ha dimostrato di poter sostenere, su scala globale, un ecosistema industriale basato su infrastrutture energetiche e data center ad alta densità come quelli che sviluppiamo con Alps.
La maturità del protocollo, la prevedibilità delle sue regole e la resistenza agli attacchi ne fanno uno standard tecnologico unico, molto diverso dalle migliaia di piattaforme nate negli anni e spesso cambiate radicalmente nel tempo. In un settore dove molte blockchain modificano continuamente il proprio modello operativo, Bitcoin ha mantenuto coerenza e robustezza, offrendo una base stabile su cui costruire investimenti significativi con orizzonti temporali lunghi. Per chi opera nel nostro ambito, questa affidabilità è essenziale: permette di programmare, crescere e integrare tecnologie critiche sapendo che l’infrastruttura sottostante rimarrà solida nel tempo.
