regia di Edgar Wright
con Glen Powell, William H. Macy, Lee Pace, Emilia Jones, Michael Cera,
Daniel Ezra, Jayme Lawson e con Josh Brolin
Quanti film sono stati tratti dai racconti di Stephen King? Se ne è perso il conto. In ogni caso, che siano romanzi o racconti, fantascienza, gialli o soprannaturale, le storie sono sempre perfette. King ha il senso del racconto e anche il sentimento del mondo: intuisce quali sono i temi che deve affrontare e sa come trattarli.

Questa ennesima trasposizione ha la forza di un big bang: il racconto, scritto nel 1982, era già stato portato sullo schermo con protagonista Arnold Schwarzenegger nel 1978 (L’implacabile) ed era ambientato in un futuro prossimo… esattamente il nostro 2025! Il regista ha lavorato sulla trama, inserendo quello che oggi ci inquieta in particolar modo: la falsificazione di tutto e l’Intelligenza artificiale, stretti fra controllo e povertà crescente.

Insomma, The running man è molto di più che semplice intrattenimento, è una riflessione sociologica e politica, è un film complesso e molto molto interessante.
Pensiamo a La decima vittima, pensiamo a Rollerball seguendo l’avventura di Ben Richards (bravissimo Glen Powell), un uomo qualunque costretto a rischiare la vita per la sua famiglia.

Ben, per orgoglio e per generosità, stava dalla parte dei colleghi più deboli, ha perso più di un lavoro e si è fatto la fama del ribelle. Non ha più soldi, neanche i dieci dollari per curare la figlia da una semplice influenza, la moglie, che lavora in un locale notturno, cerca di mantenere la dignità.
All’uomo non restano alternative: accetta di partecipare al reality show più seguito del paese, una sfida estrema, in cui chi vince guadagna un miliardo di dollari ma chi perde, perde anche la vita.

La sfida è restare vivi per trenta giorni, tallonati dai cacciatori che ti inseguono (sulla tua testa c’è una taglia), odiati e amati dai telespettatori, volubili come tutte le masse amorfe. C’è chi tifa per la salvezza del concorrente c’è chi vuole la sua morte. I partecipanti allo show sono gladiatori ma contro non hanno solo un altro gladiatore ma tutti.

L’inseguimento si trasforma nella cartina al tornasole della società. Chi governa lo fa con la tirannia e l’ossessione del controllo, ma anche chi si lascia governare non è indenne da colpe. La sete di sangue di una massa schiava del pensiero dominante si trova sfogo nella violenza consentita dai media, come nei romanzi di Ballard. Ci sono i ribelli che aiutano Ben, perché lo considerano il simbolo vivente della resistenza. E ci sono i signori della televisione, disposti a tutto pur di aumentare gli ascolti.
Anche il protagonista si trova a fare i conti con se stesso: è una persona perbene o la ferocia alla fine contagia anche lui perché già albergava nel suo intimo? Come la rabbia per le ingiustizie può cambiare anche l’uomo più onesto della terra?

Infine, la lealtà: davvero si gioca pulito? Forse no, ma le truffe e le falsificazioni imperano in tutti i contesti.
Un ottimo film girato con maestria e con sequenze d’azione che si alternano a momenti che non è esagerato definire di filosofia politica.
Consigliatissimo.
