Dagli psicologi di Stimulus Italia by TELUS Health cinque consigli per applicarla al lavoro
Il 13 novembre è la Giornata mondiale della gentilezza.
Diversi studi indicano che comportarsi in modo gentile aiuta a stare bene (Feshbach & Feshbach, 2009; Wong et
al., 2023) e instaura un circolo virtuoso a favore delle relazioni sociali (Oishi & Graham, 2010; Cook
et al., 2014). Secondo quanto rilevato dall’esperienza di Stimulus Italia by TELUS Health, sul luogo
di lavoro la gentilezza è una leva da non sottovalutare, per il benessere individuale e per il clima
organizzativo del team, ma anche perché può incidere sui risultati professionali. In proposito,
Martina Cassani, psicoterapeuta e Senior Consultant in Stimulus Italia by TELUS Health, ha
individuato cinque pratiche per introdurre comportamenti gentili nei contesti professionali.
- Dare una spinta gentile: il nudging come leva di benessere
Il nudging (Thaler & Sunstein, 2008) è una “spinta gentile” che orienta le scelte delle persone in
modo naturale e non impositivo. Applicato ai contesti di lavoro, consente di promuovere
comportamenti salutari e collaborativi senza ricorrere a obblighi o regole rigide.
Alcuni esempi concreti:
● Rendere visibili le buone pratiche di benessere;
● Proporre micro-formazioni sullo stress o sull’intelligenza emotiva, brevi e integrate nel
flusso lavorativo quotidiano;
● Favorire comportamenti collaborativi, come ad esempio disporre sedie e spazi comuni in
modo da incentivare la conversazione tra colleghi.
In questo modo, la gentilezza si traduce in scelte più consapevoli e in un clima di lavoro positivo,
che favorisce partecipazione, collaborazione e cura reciproca. - Comunicare in modo gentile (e ridurre i conflitti)
La comunicazione gentile non si misura da come si parla, ma da ciò che si vuole trasmettere.
Significa saper ascoltare, dare spazio ai punti di vista, scegliere parole che costruiscono invece di
dividere.
Promuovere nei team una comunicazione chiara, consapevole, empatica e assertiva riduce i
conflitti e aumenta la fiducia. Anche nei momenti di confronto o di difficoltà, una parola scelta con
cura può fare la differenza tra distanza e collaborazione. - Dare e chiedere supporto
Il supporto sociale è uno dei principali fattori di protezione contro stress e disimpegno.
Essere gentili significa saper offrire aiuto, ma anche sentirsi liberi di chiederlo.
Creare spazi di ascolto, programmi di peer support o reti di Wellbeing Ambassador consente di
diffondere una cultura del sostegno reciproco, in cui il benessere diventa una responsabilità
condivisa. - Gestire (e insegnare a gestire) le emozioni
La gentilezza nasce anche dalla competenza emotiva.
Saper discriminare ed accogliere le proprie emozioni — e quelle degli altri — è un gesto di
attenzione che rende il lavoro più umano e le relazioni più autentiche.
Quando impariamo a riconoscere ciò che proviamo, diventa più facile affrontare tensioni,
cambiamenti e momenti di stress con apertura ed equilibrio.
Promuovere incontri o brevi percorsi sull’intelligenza emotiva aiuta le persone a sviluppare
consapevolezza, empatia e capacità di autoregolazione. In un ambiente dove le emozioni trovano
spazio e rispetto, la gentilezza diventa parte integrante della cultura organizzativa.
Un ambiente emotivamente consapevole è anche più inclusivo, perché riconosce e accoglie le
persone nella loro interezza, con pensieri, emozioni e vissuti. È uno spazio in cui ognuno può
sentirsi libero di esprimersi, senza dover lasciare fuori parti di sé, e dove la diversità diventa una
risorsa di autenticità e connessione. - Coltivare una leadership attenta
Essere leader gentili non significa essere indulgenti, ma saper unire fermezza e attenzione. Una
leadership gentile si fonda sull’ascolto, sulla fiducia e sulla valorizzazione dei talenti.
I leader attenti non controllano, ma accompagnano; non evitano i conflitti, ma li affrontano con
rispetto.
Attraverso piccoli gesti — una parola di riconoscimento, un momento di confronto, un feedback
costruttivo — contribuiscono a creare un senso di appartenenza e di benessere diffuso.
Conclude Martina Cassani: “La gentilezza non è solo un gesto individuale, ma anche una
competenza organizzativa che può orientare comportamenti, migliorare la comunicazione e
rafforzare la coesione all’interno dei team. Di fatto, è una forma di intelligenza collettiva che
favorisce benessere e performance. La gentilezza può essere un elemento fondante della cultura e
del successo condiviso”.
Per approfondimenti
FONTI
● Richard H. Thaler, & Cass Robert Sunstein (2008). Nudge: Improving decisions about health,
wealth, and happiness. Yale University Press.
● Oishi, S., & Graham, J. (2010). Social ecology: Lost and found in psychological science.
Perspectives on Psychological Science, 5(4), 356–377.
● Feshbach, N. D., & Feshbach, S. (2009). Empathy and education. In J. Decety & W. Ickes
(Eds.), The social neuroscience of empathy (pp. 85–97). MIT Press.
● Cook, J.E., Purdie-Vaughns, V., Meyer, I.H., Busch, J.T.A. (2014). Intervening within and
across levels: A multilevel approach to stigma and public health, Social Science & Medicine,
Volume 103, Pages 101-109.
