E’ il film documentario diretto da Ilaria de Laurentiis, Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara, presentato in Concorso alla Festa del Cinema di Roma 2025 nella sezione Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani, ha ricevuto il premio del pubblico.
Sono presenti testimonianze di grandi personaggi come Isabella Rossellini, Tinto Brass, Francois Truffaut, Silvia D’Amico, Sergio Castellitto e Kasia Smutniak che raccontano la vita artistica e privata del regista.

Oltre a raccontare la parte meno celebrata, ma in qualche modo più innovativa e interessante della carriera di un regista fondamentale, il documentario ha la caratteristica di essere costruito tutto con materiali di archivio, in gran parte inedito, e da una voce fuori campo che non è una tradizionale voce narrante, ma la voce – interpretata da grandi attori del nostro cinema – dello stesso Rossellini e delle persone che gli sono state affianco in quel periodo, tratte da diari, autobiografie, interviste e altre testimonianze dirette.
E’ commovente l’elogio funebre fatto da Rossellini ad Anna Magnani che volle truccare da morta sapendo quanto lei volesse essere Bella!
È il 1956, Roberto Rossellini ha 50 anni ed è già un maestro del cinema venerato in tutto il mondo grazie ai capolavori che hanno iniziato a segnato il neorealismo.
I suoi ultimi film, girati insieme a Ingrid Bergman, non hanno ottenuto il successo sperato. Hollywood riaccoglie Bergman, e Rossellini si ritrova solo, disilluso, in cerca di una via d’uscita.
Ed è proprio in questo momento di smarrimento che arriva un’offerta inaspettata, il primo ministro indiano Jawaharlal Nehru lo invita a realizzare un documentario sui progressi dell’India moderna. Spinto più dal desiderio di fuga che da reale convinzione, Rossellini accetta.
Nel documentario si ricorda la celebre leggenda della valigia piena di spaghetti che Rossellini avrebbe portato con sé in India, simbolo ironico e poetico della sua italianità.
Nel viaggio in India Rossellini trova una via d’uscita alla sua impasse, e il coraggio di un’idea di cinema, a quello che lui stesso era stato e rappresentava, e l’inizio di un nuovo coraggiosissimo percorso professionale.
Quello che lo porterà al cinema documentario, e al lavoro per la televisione, che per lui diventa luogo di sperimentazione formale e produttiva.
Questo percorso, quest’irrequietezza che dalla vita professionale arrivava a influenzare anche quella privata.
“Io non sono un cineasta, anche se me la cavo discretamente” RR
Tornò a Roma per morire a casa sua.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
