Nostalgia di un abbraccio

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Quando presto ritorneremo ad una normalità di vita non dimentichiamoci allora di abbracciare chi ci sta vicino per dare e ricevere il conforto necessario a superare questo periodo di ansia e preoccupazione.

Peter Sharp è un ragazzo australiano, pensa che l’amore sia al centro della vita e se ne va a spasso per il mondo ad offrire abbracci alle persone, si colloca nelle piazze, si benda e ripone ai suoi piedi un cartello con la scritta “Io mi fido di te, tu ti fidi? Dammi un abbraccio” apre le braccia e attende gli abbracci dei passanti.
Le persone rimangono interdette per quello che vedono, ma dopo pochi secondi per prima una ragazza, dopo avergli sussurrato qualche parola, lo abbraccia e dopo di lei tantissimi, giovani e adulti, lo avvolgono e si fanno avvolgere in una stretta.
Dura un attimo, ma è un’emozione che resta per sempre e rimette al mondo.
Se mancano le parole per comunicare, per attenuare un dolore, per dare affetto o amore, per far capire che si è vicini l’uno all’altro, l’abbraccio compie veramente i miracoli.
Gli esseri umani usano più che altro la vista e l’udito, molto più del tatto, ma, allo stesso tempo, hanno grande bisogno di contatto fisico. Il tatto offre un senso di connessione con le persone che sono vicine e anche con l’ambiente. Quante volte abbiamo la necessità di toccare le cose, sentirne il calore o la materia di cui sono fatte.
In questo momento di isolamento dal mondo, chiusi nelle case ci si sente soli, mancano tanto le presenze, prima ci tradiva il tempo di vita, non ce n’era mai abbastanza per tutto, e gli amici, i colleghi, gli estranei, spesso ci infastidivano con la sola presenza, le loro voci e le loro parole erano fonte di stress, ora ne sentiamo la mancanza.
Soli, in lock down, non veniamo molto abbracciati, c’è tensione per tutto, preoccupazione per il futuro, difficoltà a convivere sempre insieme, senza stacco e anche a chi è con la propria famiglia, manca tanto il vedere” la gente”, il contatto, la stretta di mano che hanno la capacità, come manifestazioni dell’affetto umano, di regalare una rassicurazione, una consolazione, un feed back, un momento individuale.
I contatti tra le persone favoriscono la comunicazione e la cura; appena nasce il bambino viene attaccato alla madre, in alcune unità intensive neonatali esistono volontari che si offrono per tenere in braccio i piccoli, il contatto di pelle diventa fondamentale per una sana crescita.

Nelle relazioni sentimentali sono fattori primari i baci e le carezze oltre alla sessualità perché si apre il proprio spazio personale, la propria prossemica per offrirla all’altro.
Questo completa l’amore e fa sentire accettati e amati.
Lo psicanalista austriaco René Spitz, studiando i bambini molto piccoli ha osservato che in condizione di deprivazione affettiva avrebbero potuto sviluppare danni irreversibili di tipo motorio, affettivo, linguistico ed intellettuale, in Francia alcuni studi psicologici hanno concluso che gli adolescenti che hanno praticato più spesso contatti umani hanno mostrato meno segni di aggressività rispetto ad altri.
Harry Harlow, etologo e psicologo, in un esperimento su piccoli scimpanzé ha notato che, se privati del contatto fisico con la loro madre soffrivano molto di più che per la mancanza del nutrimento e posti di fronte alla scelta, mamma o cibo hanno decisamente preferito il contatto con la madre al cibo.
Le persone che scelgono o si trovano forzatamente ad avere pochi contatti sociali possono soffrire la solitudine, con conseguenze di disagio derivante dalla mancanza di rapporti molto più di quelli che hanno relazioni umane significative. Anche l’individuo più solitario ha bisogno dell’interazione umana e la fisicità è utile a farci interagire, integra la comunicazione verbale e la sostituisce, ci dona emozioni e ci collega emotivamente al mondo. Il contatto fisico può sollecitare l’attenzione di chi ci è accanto, per trasmettere e ricevere energia, felicità, dolore.
In Oriente soprattutto, ma ora anche in Occidente esiste il “tocco terapeutico” e il massaggio che per secoli sono stati usati come rimedi: la riflessologia, lo shiatsu, la chiropratica.
Quando presto ritorneremo ad una normalità di vita non dimentichiamoci allora di abbracciare chi ci sta vicino per dare e ricevere il conforto necessario a superare questo periodo di ansia e preoccupazione.

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Profilo Autore

Maria Cristina Paselli lifecoach

Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

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