Appunti di un cacciatore di mosche – Capitolo II

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Il mio desiderio più grande è continuare a vivere fino all’ultimo istante della mia vita circondato dall’affetto dei miei padroni.

di Deborah Voliani

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Scusate se mi sono dilungato un po’ a parlare della  mia infanzia e dei miei affetti, ma l’ho ritenuto necessario.
Conoscere me è conoscere tutto il mio universo che è fatto di presente ma anche di passato e di sogni per il futuro.
Sono sempre un animale quindi, anche se continuo a chiedermi in continuazione cosa mangerò questa sera, ma so che anche voi umani date molta importanza al cibo, mi piace pensarmi con qualche anno in più a vivere ancora in questa casa.
Un giorno sarò vecchio e qui non ci piove, lo saremo tutti.
Ma sarò sempre un gatto persiano che ha avuto una mamma persiana.
Mio padre non lo so chi era. Ma si sa, la mamma è sempre certa, il padre no. Avrà capitolato.
Il tempo passa inesorabile e non ci puoi far nulla, che tu lo voglia o no.
Sono ancora un gatto in gamba, ma so che a mano a mano che diventerò più vecchio, avrò meno forze di adesso ed avrò bisogno di essere aiutato dagli altri.
Mi capita a volte di pensarmi anziano, un po’ più curvo, magari anche sordo e lento nei movimenti. A questo sono preparato.
Ciò che mi fa essere sereno è la certezza che non invecchierò da solo.

Il mio desiderio più grande è continuare a vivere fino all’ultimo istante della mia vita circondato dall’affetto dei miei padroni.
In questa casa ogni oggetto, ogni quadro ed ogni fotografia, raccontano una storia e riempiono le mie giornate.
Gli oggetti che abbelliscono la mia casa narrano un viaggio, sono il frutto di un incontro e spesse volte di un regalo ricevuto.
Quando ci circondiamo di ninnoli c’è, alla base di tutto, la voglia di ricordare un momento e di volerlo imprimere nel cuore, più che nella memoria.
Conosco ogni angolo di questa casa, ho un amore viscerale per il divano che abbiamo in soggiorno e la terrazza è la mia finestra sul mondo.
Come potrei pensarmi lontano da qui?
Morirei, senz’altro.
Immagino condividiate questo mio pensiero.
Come sarebbe bello se tutti, animali e umani, potessero scegliere non solo dove vivere ma anche dove morire. Questo purtroppo non è sempre possibile. Tra voi umani, il vecchio spesso viene allontanato dal proprio territorio quando non è più in grado di vivere da solo.
E questo è motivo di grande sofferenza per lui.
Una soluzione potrebbe essere quella di ritornare a considerare la vecchiaia come un valore aggiunto alla persona.
Vi faccio un esempio.
Sei vecchio? Buon per te, vuol dire che sei saggio.
Sei anziano? Ben per te che sei in pensione, chissà quante cose che puoi fare adesso.
(Ho l’impressione che se l’Italia non corre subito ai ripari, i miei padroni in pensione non ci andranno mai).
Insomma capite cosa intendo? Il vecchio come risorsa. L’anziano che ha un ruolo.
Per quanto mi riguarda, io più che ruolo, ho un vero e proprio compito da svolgere e cioè vivere con i miei padroni e ricambiare loro tutto l’affetto che mi danno (baci compresi, ma capirete meglio nel quarto capitolo, cosa intendo).

continua

debora-volianiDeborah Voliani –  49 anni. Assistente sociale. Mi occupo di prevenzione solitudine e promozione socialita a  favore degli anziani a Trieste presso Televita s.p.a. Sposata. Vivo a Monfalcone. Sono livornese d.o.c. .Toscanaccia nel sangue. Ho un gatto persiano che si chiama Nemo. Scrivo racconti e poesie. Ho scritto con mio marito un romanzo giallo Male minore ambientato a Livorno e pubblicato da Manidistrega nel 2010. Amo la vita e la fede in Dio

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