DA CEO DI UNA SRL A SOCIA DI UNA START UP INNOVATIVA – Selena Pellegrini

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Ho abbandonato il ruolo di CEO di una srl per diventare Chief Global Officer e Co founder di una start up innovativa con cui vogliamo cambiare il mondo!

VI RACCONTO PERCHE’ DA CEO DI UNA SRL SONO DIVENTATA SOCIA DI UNA START UP INNOVATIVA

Il tema del Cambiamento è il tema principale di questa storia.
Che è la mia.
SelenaPellegrini520Quindi troverete degli elementi soggettivi mischiati all’oggettività dei fatti.
Rispondo al quesito di un’amica, Caterina della Torre, di Dol’s che mi chiede se questa mia decisione possa essere annoverata tra I casi di donne che si reinventano.
Magari sì, ma il mio obiettivo non era quello di “fare qualcosa di nuovo”, bensì di “fare meglio e alla grande qualcosa che faccio da tanti anni”.
Il mio è un percorso professionale che passa attraverso l’affiancamento a Grandi, Medie e Piccole aziende multinazionali e italiane, per poi consolidarsi intorno a una Visione: Sviluppare l’Eccellenza!
L’Italia è il miglior bacino di eccellenze al mondo: storia, arte, cultura, tradizione, natura, paesaggio sono elementi fondamentali per un DNA che esprime creatività, intraprendenza, progettualità, stile e gusto. E’ quello che io chiamo #italianfactor, ma non solo io.
E’ la vera killer app o elemento distintivo di tutto ciò che è #MadeinItaly.
Quindi nel 2010 fondo la TheBrandExperience srl.
Una società che nel nome ha la propria mission: fare dei valori di un brand, di un’impresa, di un marchio, un’experience unica.
Venivo dal mondo del marketing strategico, e del marketing digitale. Dei nuovi linguaggi, quelli interattivi, quelli spontanei capaci di fare di un testo un post virale e di un video un contenuto “user generated”.
Venivo dal capovolgimento Alto Basso (Top Down) dei vecchi archetipi della comunicazione “pubblicitaria” per approdare nella fase di obsolescenza del consumatore che diventava, senza mezzi termini, Attore.
E via così!
Thebrandexperience si esprime fin dall’inizio nel digitale, crea piattaforme di relazione e di vendita on line.
Affianca realtà importanti per sviluppare nuovi canali distributivi ma soprattutto agisce da imprenditore di se stessa.
Parallelamente la sottoscritta si specializza nel Made in Italy riconosciuto in tutto il mondo: moda, design e agroalimentare.
Agroalimentare soprattutto! Era il 2015. L’anno dell’Expo a Milano. Tutto food, ovunque ci si girasse.
Così le Imprese. Così il mondo delle Start up. Si inizia a parlare di Industria 4.0, di Open Innovation.
Incubatori, acceleratori, Boot Camp.
L’Italia che sgomita per essere rilevante.
Mi sono sempre chiesta perché non si sia mai davvero creata una Silicon Valley italiana per coniugare Made in Italy e Innovazione. Le due I: Italia e Innovazione.
La risposta banale sta nella polverizzazione delle realtà, diciamo nella terza I, quella di Individualismo. “Io faccio da me”.
La chiave di volta sarebbe un’altra I, quella di Insieme per diventare davvero Vincenti!
Da un lato le I(stituzioni) dall’altra le I(mprese), in mezzo pochi I(nvestimenti) e pochi grandi I(nvestitori).
Pazienza!
Il Mondo è grande e va considerato nella sua totalità.
Così per me il 2015 coincide con un’altra I Importante, la I di Internazionalizzazione.
Mi specializzo nel far volare il Made in Italy all’estero.
Ci vuole un cambio di passo importante. Ci vogliono piattaforme e tools innovativi. Ci vuole una nuova cultura d’impresa.
Io Amo tutto ciò che è Nuovo.
ISOLA-DESIGN-DISTRICTHo il talento (secondo la teoria dei talenti dell’Istituto Gallup) del Futuristic quindi nessun problema a fare piani di sviluppo a 5/10 anni. Proiezioni in avanti.
Ma ci vuole anche capacità di progettazione per fare dell’Innovazione una Vocazione alla Crescita.
All’estero incontro partner importanti. Imprese, professionisti e investitori capaci di avere una visione globale.
Alcuni. Non tutti.
Purtroppo incontro anche dei fanfaroni, persone esaltate e impreparate. Gente che millanta, senza preparazione e che parla di sostenibilità perché va di moda ma in realtà si limita a rubacchiare idee e a fare roba vecchia. Non tutto ciò che è “fuori confine” è bello e buono.
Ma anche le disillusioni e gli inciampi fanno parte del percorso, dell’allenamento.
In Italia incontro Aziende e Imprenditori Superlativi. Imprenditori con la I maiuscola e qui ci vuole tutta. Quelli che sono consapevoli che non si Internazionalizza un’Impresa perché si è all’ultima spiaggia. Andare all’estero per restarci è un Impegno Importante che corrisponde a fondare un’altra Impresa.
Alcuni ce la fanno. Alcuni no. Alcuni sanno che si deve parlare di Investimenti. Altri vorrebbero andare all’estero gratis. I primi sanno fare Impresa, I secondi no.
Ma sono quelli piccoli di testa che si lamentano sempre del governo ladro, del maltempo, degli altri e poi non pagano le fatture perché sono abituati così. Gente di piccolo cabotaggio che merita di restare al palo.
Comincio a fare seriamente formazione nelle Aziende, girando per l’Italia in lungo e in largo.
Con il Consorzio Elis, con Ice, con Google. Nei #Caffedelmadeinitaly che organizzo regione per regione, incontro centinaia di aziende.
Il mondo va a una velocità supersonica.
E’ il 2018.
Frequento sempre di più da tutor e mentore gli ambienti delle start up e degli incubatori
Studio tecnicismi come il Crowfunding.
I concetti di tracciabilità e di qualità vanno di pari passo a quello di Blockchain. Ne sono affascinata ma comprendo la complessità.
Big data. Sperimentazione. Innovazione. Protezione. Crescita.
Volo da Roma a Londra, prendo treni, aerei, noleggio auto.
Mi fermo a Bologna per dare il via a un grande progetto con la Regione Emilia Romagna, Bolondon. E grazie anche alla CNA Alimentare, portiamo 10 aziende a Londra.
10 aziende di alta qualità artigianale.
Incontri b2b e un mercato b2c.
Si gettano le basi per un futuro importante.
Serve sempre di più strutturare I processi di export. Serve pianificare in lean. Serve pensare in termini Innovativi. Differenti. Serve soddisfare una domanda, quella del mercato food di alta gamma e qualità (parlo di domanda, non di offerta!), che I distributori tradizionali tralasciano.
Ci vuole un modo di pensare e fare diverso, che integri tutti I processi e li trasformi in un servizio ad alto valore aggiunto partecipato da tutti gli attori della filiera.
Sento che la mia thebrandexperience non è adeguata a pensare in termini globali di innovazione e non è verticale sulla food industry.
Ci sentiamo con Alessandro Corti, CEO di Woop srl, una anzi l’unica start up innovativa nel mondo food incontrata nel 2015 che ho sempre apprezzato per modello davvero innovativo nel matchare domanda e offerta, entrambe così in evoluzione. Lui se era andato in California a internazionalizzare la “sua” Woop. Capisco che l’Italia può stare stretta a chi pensa alla velocità della luce.
A distanza di anni e di progetti sviluppati, Alessandro e io parliamo la stessa lingua. E’ stato come se fossimo capaci di vedere lo stesso film e di riuscire a interpretarne ogni passaggio.
Sono andata in California. Ho capito molte cose, la Grande Differenza tra chi pensa “piccolo” e chi “agisce da grande”. Ho capito il vero senso di fare innovazione e la differenza tra una start up, agile e scalabile, e una società tradizionale. Oggi.
Così durante un volo di ritorno da LA, mi si chiarisce del tutto il percorso.
Woop è indubbiamente il progetto più efficace per il mondo agroalimentare d’eccellenza da qui al futuro.
Lo è perché il modello e il CEO sono capaci di generare innovazione e di processare soluzioni in modo scalabile ed efficiente.
Mi sento improvvisamente Woop.
Arrivo in Italia. Progettiamo di adeguare Woop al mio lavoro in Europa.
Parlo con I Clienti.
Annuncio che d’ora in poi le attività le svilupperemo con Woop.
Scriviamo e diffondiamo un Manifesto perché vogliamo seriamente creare un nuovo movimento, aperto, di libera adesione.
Il fuso orario tra San Francisco e Roma è l’unica differenza tra me e Alessandro.
Non lo è l’età né il modo di pensare. Né visione né obiettivi.
Così quando il 20 settembre Alessandro mi ha proposto di diventare socia di Woop, non ci ho pensato due volte.
Ho abbandonato il ruolo di CEO di una srl per diventare Chief Global Officer e Co founder di una start up innovativa con cui vogliamo cambiare il mondo!
Ambiziosi?
Certo che si!
Ma felici.
Perché da settembre a oggi sono davvero tanti I progetti e I risultati raggiunti.
E ogni giorno si apre un nuovo progetto, un nuovo capitolo.
Lanceremo presto delle iniziative con dei partner internazionali da Londra a Dubai, dalla California a Hong Kong.
Noi ragioniamo senza confini.
Ma è solo roba per stomaci forti. E cuori leali.
Perché il nostro payoff è “CONNECTING FOODPEOPLE”
“trattare il cibo in modo giusto per farne il ponte che connette l’umanità”

Oggi siamo davvero capaci di Sviluppare Eccellenza e di produrre valore per le aziende che seguiamo sui mercati esteri.
In modo diverso. Secondo paradigmi diversi. E che per questo, funzionano.
Quindi, Caterina, il cambiamento è indispensabile per chi ha chiaro un obiettivo e intende raggiungerlo, soprattutto nel 2019 quando a mio parere bisogna non reinventarsi ma innovarsi.

www.wooplab.global
Chief Global Officer
WOOP Lab

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Dols

Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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