E’ successo all’inizio di settembre, mentre preparavo la cena. Melanzane
sì, stavo friggendo le melanzane quando Serena è entrata in cucina come un
turbine, e dopo avermi stampato un bacio sulla guancia mi ha comunicato
trionfante la sua decisione: “Mamma, vado a vivere a Milano.'' “Ma come,
quando…''- ho balbettato io stringendola forte. Tra un mese - ha detto lei,
senza possibilità d’appello. Era felice, glielo leggevo negli occhi, io invece
volevo soltanto piangere.
Ora va detto per essere onesti che mia figlia avendo 19 anni è adulta a
tutti gli effetti, ma che volete, per me è sempre la pupina mia, il cucciolo
della nostra casa. Insomma ve la faccio breve, vedi e scopri la decisione era
stata presa da un po’, l’iscrizione alla facoltà risultava già fatta, nello
specifico Facoltà di Farmacia che a Milano è a numero aperto, a Bari invece a
numero chiuso, e quindi come dire pure emigrante obbligata. Con la complicità
del fratello aveva richiesto perfino la Postepay senza limiti da far ricaricare
a papà, e prenotato due posti a/r sul volo 347 Easy jet per Malpensa. In pratica
qualsiasi cosa avessi obiettato era inutile. “Ma almeno potevi prendere Linate''
– ho sussurrato. “Saranno ottanta chilometri da lì… “Qual’ è il problema'' – ha
ribattuto lei decisa– ci sono le navette ogni 10 minuti, e poi era un low cost.
Con tutto quello che spenderemo adesso…'' E mi ha zittita così.
Due giorni dopo siamo partite per Milano un po’ come Totò e Peppino,
alla ricerca della casa, e qui sono cominciate le nostre avventure. Noio vulevòm
savuar.. Mentre facevamo un giro di acquisti in centro unicamente a scopo
terapeutico, durante le pause sedute ai gradini del Duomo o al Mc Donald’s
in Galleria telefonavamo ai numeri presi da Internet sul sito www.kiji.com.
Le telefonate ero io a farle in verità, permettete che una mamma del
Sud intuisca già dalla voce al telefono se uno è: A) stupratore; B) rapinatore;
C) spacciatore. Dopo dieci telefonate avevo trovato soltanto una stanza in
condivisione con un ragazzo gay quando noi cercavamo una singola, un
appartamento con 6 ragazzi e un unico bagno, e un monolocale completamente fuori
zona. Finalmente alla 13esima telefonata, qualcuno con la voce tipica del
cumenda da film anni 80 mi informa che praticamente ha quello che io cerco.
Stanza singola in palazzo signorile, luminosa, zona Città studi costo 450 + le
spese.
E’ la casa che fa al caso nostro penso e quasi non mi sembra vero
d’aver risolto. “La prendo'' dico precipitosamente al tizio che
giustamente mi informa che va benissimo, la stanza è mia, però prima devo
versare tre mesi di caparra, tre mensilità anticipate, e almeno vederla
insomma.. Recupero Serena che prova braccialetti d’argento da Tiffany e ci
precipitiamo a cercare un taxi visto che il tipo ha altre persone che sarebbero
interessate all’affare, e speriamo almeno di batterle sul tempo. Dopo circa 15
minuti siamo in via Edoardo Bassini praticamente a due passi dal Politecnico e
dalla fermata del tram. Curiosamente però sotto il portone c’è una piccola folla
di gente, ragazzi, ragazze e qualche genitore. Mi bastano due minuti per fare
una rapida indagine e scoprire che sì, sono lì tutti per la stanza singola del
cumenda. Ovviamente lui è su che sta facendo vedere la stanza a un gruppo di 6
persone e quando arriva il nostro turno ci raccomanda di non preoccuparci
assolutamente degli altri visitatori perchè la stanza è già nostra. Ovviamente
però per definire è preferibile risentirci domani. Non so qual è il suo gioco,
ma capisco che è uno zaraffone come si dice dalle parti mie, e devo rimettermi
subito a fare telefonate oppure mi toccherà tornare a Milano anche la prossima
settimana. Ho 3 numeri segnati sull’agenda e comincio da quelli. Con il primo va
male perché chiedono la settimana corta, con gli altri due va meglio e infatti
fisso due appuntamenti. Il primo è per le 18.15 in via Reina costo
520¬ + le spese stanza singola di 25 mq con letto a soppalco, il resto in
condivisione con due ragazzi. Borbotto un po’ perché avrei preferito due
ragazze, ma Serena è affascinata dall’idea del letto a soppalco e non mi sta a
sentire. Arriviamo con 10 minuti di anticipo e il portiere ci fa accomodare. Il
palazzo è bellissimo, antico con dei marmi verdi e neri sul pavimento.
L’appartamento è al quinto piano e ci si arriva con uno di quegli ascensori a
gabbietta con la panchetta di velluto e i pomoli di ottone che sembrano essere
stati lustrati il giorno prima. Tutto sembra talmente perfetto che viene quasi
da chiedersi dov’è la fregatura, ma sono così stanca che mi attacco al
campanello e aspetto che qualcuno venga ad aprire. Appena entrata però mi
bastano due secondi circa per capire dov’è l’inghippo. L’appartamento sembra una
komune hippy degli anni 70, straordinariamente lurida, disordinata e colorata. A
me basta vedere i fusti di petrolio usati come tavolini, la cabina telefonica
che funge da armadio, un vecchio frigo orizzontale da bar dipinto di giallo e la
vecchia cucina a gas che potrebbe esplodere da un momento all’altro per girarmi
sui tacchi ed andarmene, ma Serena incredibilmente si è già innamorata della
stanza col letto a soppalco e dice che per lei va bene, possiamo firmare. Cerco
di prendere tempo – non vuoi pensarci un momentino amoredimamma – ma lei scuote
la testa caparbia e insiste col dire “no a me piace, a me piace. Sono sgomenta e
non so come cavarmi fuori dall’impiccio mentre pelustro il cucinino pieno di
piatti sporchi e il bagno, incredibilmente pulito in verità, quando il ragazzo
che ci ha aperto la porta mi informa che dovremmo andare perchè attende un altro
visitatore ma ci risentiamo in tarda serata. Giuro, c’è mancato poco che
l’abbracciassi.
Intanto si erano fatte le otto di sera, avevamo l’aereo il giorno dopo
e ci restava solo un altro appartamento da visitare, un bilocale in condivisione
con Francesca 24 anni studentessa di ingegneria. Potete facilmente immaginare il
mio umore di che colore era mentre suonavo il citofono, ma incredibilmente
l’appartamento era proprio quello che cercavamo, tranne che nel prezzo ovvio.
Vabbè, preso.
Tornate in patria sono iniziati i preparativi per la partenza, qualcosa
a metà tra il corredo per la sposa e l’armamentario per una missione in
Afganisthan. Pigiami, maglie della salute, 12 paia di calze e mutande,
piumino, piumone, copripiumone, coprifedera e coprimaterasso, pentoline, carta
Domopak, marmellate fatte in casa, e un grande quantità di cose rintracciabili
anche a Milano. A farla breve ci siamo presentate una domenica pomeriggio
alle 14 in aeroporto, con 3 colli dal peso ciascuno di 35 kg + un bagaglio a
mano, senonché una strega di hostess ha impedito che potessimo spedirli se
non previo pagamento di un extra assurdo che si aggirava sui 500 euro. Mi sono
così imbestialita che ho preso le valige, le ho caricate nel mio Suv che
finalmente ha trovato il suo perché, e 8 ore dopo ero a Milano e raggiungevo la
pupa nella nuova abitazione. Mattina dopo ore 10 puntata all’Ikea per acquistare
un pouff letto per ospiti eventuali, una libreria Billy colore rosso, un cuscino
in piuma d’oca Gosa Pjini e una set di scatole per armadio, e ore 12 partenza
per Bari. Che dirvi, la mia piccola è lì da due settimane, mi manca da morire
ma la sento 25 volte al giorno con la scheda you&me che ho provveduto ad
attivare e in più tutte le volte che ha un urgenza, dalla lavatrice da fare al
chiedermi se può mangiare le mele rosse che le ha regalato il vecchietto che
abita accanto, “o mi succede come a Biancaneve?''
Cuore di mamma sua..
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