“Il trasloco'', commentato da Simonetta Liberti Un libro straordinario. Colpisce dalle prime righe il linguaggio chiaro, diretto, lucido, la scrittrice racconta negando alibi e indulgenze.
Un libro che sembra non mostrare pietà eppure ne trabocca. Un libro sulla morte, pregno di morte, eppure con una incredibile apertura alla vita. Un libro sugli affetti, avuti e negati. Un libro sulle sconfitte, ma anche sulla determinazione a rialzarsi ogni volta. Un libro che racconta incomprensioni e finisce per com-prendere i limiti di ognuno. La protagonista, Tonia, è cronista della vita, sua e degli altri, e degli altri accetta i limiti, se ne fa carico. Non così dei suoi, si legge in tante pagine la profonda disistima che nutre nei confronti di se stessa, il radicato senso di colpa. Se ne fa carico Tonia, non si sottrae. Se ne fa carico fino al masochistico annullamento di sé. Un libro-testamento che snodandosi tra mille fili intende lasciare un messaggio di chiarezza, che si faccia strada nella confusione, distinguendo fatti, ruoli, relazioni.
Il racconto rimanda ad un continuo gioco di specchi, Tonia si specchia nella padrona di casa, nei racconti che nella quindicesima casa aspettavano qualcuno che li volesse scoprire. Si specchia nell’amica Paola, suo alter ego e instancabile stimolo alla vita. Da dove viene questo costante non piacersi di Tonia, questo riportare sempre a sé il fallimento nella relazione con gli altri? Il padre è la figura guida della vita di Tonia, un padre desiderato e mai avuto, un padre che non veicola un sentimento d’amore, di stima, che non dà conferme, che non le consente di costruire un’immagine sufficientemente adeguata di sé. Tonia finisce per rincorrere tutta la vita l’approvazione del maschile, disposta ad ogni sacrificio pur di ottenerlo.
E forse la frustrazione per questa mancanza le fa scegliere di lottare e scrivere per le donne, che com-prende e nelle quali si rispecchia, in una sorellanza che la fa apparentemente andare oltre la sacrificalità di una madre tutta dedita al suo uomo.
Un modello la madre con la quale Tonia non può identificarsi. Troppo lontana dalla necessità di affermazione di sé e di costruzione del suo posto nel mondo che la protagonista mostra con la passione politica e i suoi scritti.
La differenza tra madre e figlia diventa un solco tra di loro e segna le tracce di un copione che la padrona di casa ripete con sua figlia. Un mandato ereditario sembra governare questi legami.
Così come Tonia anche la madre della signora Stern ci mostra questo ineluttabile ripetersi di un rapporto che segna e pretende distanza tra madre e figlia.
L’epistolario è un tentativo di ricomposizione che si attua attraverso lo svelamento del rapporto coniugale, solitamente negato ai figli. E’ un passaggio fondamentale del libro: solo attraverso la conoscenza di questo amore coniugale Tonia può chiudere i conti col passato, con fatica, lentamente. Costantemente doppia appare Tonia, così fragile, così legata al passato, eppure capace di rialzarsi ogni volta come i suoi tanti traslochi dimostrano. Ogni volta con determinazione e coraggio. Mantenendo intatta la capacità di stupirsi della vita. E la speranza per la vita. Man mano procedendo nella lettura del libro, il tema della morte è sempre più presente. Tonia sembra aver bisogno di ricordare le morti significative per poter andare incontro alla propria. Per poter imparare a farlo.
Ma non interpreterei come una vera morte quella di Tonia, ha semmai il valore di un distacco. Nelle ultime pagine del libro, alcune assolutamente liriche, Tonia scioglie finalmente i nodi, finalmente si separa, dalla “ scatola nera e dal passato, finalmente smette di cercare e forse accetta. Finalmente tutto si placa. “Il trasloco, di Marta Ajò, Editore Pagine
Per acquistare il libro, che è presente per il momento sole nelle librerie del Lazio, basta ordinarlo a qualsiasi libreria a cui, la stessa casa Editrice PAGINE provvederà all’invio. Si può ordinare od acquistare anche tramite bonifico, le cui coordinate sono presenti sul sito: www.marta-ajo.it |