NEL NERO PROFONDO, ARDUINO SACCO EDITORE
Sulla copertina il suo stesso volto, intenso, chino come su un
immaginario guanciale. Copertina rigorosamente nera…
Che già suggerisce, almeno per me, diverse possibili interpretazioni…Dal
nero, voglio partire in questo rapido viaggio all’ interno di un romanzo
“antiromanzo'',che è dichiaratamente una discesa nel nero , quello più
profondo.
Nella cultura occidentale, il nero è un colore che spesso ha
un’accezione negativa. Lo associamo al lutto, alle tenebre, alla morte, ad uno
stato di dolore. Quando pensiamo al nero, immaginiamo un’assenza totale di luce.
Il nero è spesso anche legato all’ idea del potere, a forme di crudeltà.
Ma il nero, liberato da questi stereotipi, è anche ALTRO, ha una simbologia
positiva. Il nero è anche un colore /non colore dal rigore ascetico, legato
all’idea dell’anima. Il nero è una severa, cosciente e introspettiva visione
cromatica del mondo. Non si può prendere coscienza del bianco senza
conoscere il nero. Il nero è anche simbolo del principio e della fecondità,
rappresenta l’indistinto primordiale, la sintesi universale. La vita,
cioè, avrebbe avuto origine dal nero. Il nero del caos come
forza generatrice e feconda. Il nero, colore /non colore è così
complesso da racchiudere l’intelligenza della costruzione. Jung , e molta parte
del pensiero psicanalitico, sottolinea come l’oscurità sia un luogo di
“germinazione'', di potenziale origine di qualcosa di nuovo. E anche la natura,
ce lo suggerisce. Un chicco, nascosto nel buio, genera una nuova
pianticella.
Qual è l’idea di nero profondo che attraversa queste
pagine? Io, direi, entrambe. In questo caso ci troviamo di fronte ad
una costruzione artistica e letteraria, ad un’ opera che proprio dal nero
profondo è scaturita in tutta la sua inquietante e seducente bellezza, una
germinazione nata da pensieri scomposti e fitti, che non esclude però, il senso
del dolore, della morte. Sempre lì, presente, nascosta tra le pieghe dell’anima.
Ma una morte quasi sublimatoria, una catarsi che ha un sapore dolce, quella
morte che può rappresentare una rinascita, ogni giorno della nostra vita. L’atto
creativo è di per sé, una scelta suicida, ma in senso positivo. Si muore
dopo aver scritto qualcosa che brucia dentro, per tornare a rinascere e a morire
mille altre volte ancora…sulle pagine, nella scrittura. E le pagine,
non dimentichiamolo, sono bianche…sono un candore che resta, nonostante il
delirio fremente delle parole.
“ Fare del buio una letteratura per pochi
eletti'', scrive Mariella. Esiste una vera letteratura che non sia per pochi
eletti? Che non contempli un' idea di infinito? Che non sia una sorta di
delirante ossessione? Chi scrive, non deve davvero perdersi per potersi
ritrovare?
Questo lavoro di Mariella è complesso e avvolgente
come uno scialle nero di pizzo prezioso. Nasce come antiromanzo, per la
sua forma frammentaria, non ha una trama , ne suggerisce soltanto una lieve
traccia, da seguire solo se si vuole.
In realtà, di esso si può
aprire una pagina qualunque, cominciare a leggere, immergendosi già, in
una scrittura che scortica, avvince, taglia come la lama di un bisturi. Una
scrittura sinuosa ma anche fortemente e deliberatamente scandita con
sicurezza e precisione.Scuote, provocando un lancinante pulsare del cuore
che, perdendosi nelle molteplici sensazioni descritte ed evocate, sembra quasi
voler scoppiare. Scrosta le vecchie vernici che ci portiamo appiccicate addosso
e ci fa pervenire ad una sorta di nudità che può anche apparirci scomoda…ma che
poi, ci affascina, ci mostra la nostra fragilità e la nostra forza
…
Perché la vera protagonista di questa discesa nel nero profondo è la
stessa scrittura, la poesia…che ti prende con frasi spesso ripetute nel libro,
quasi come una litania salmodiante… aveva il mio stesso sentire ed io non ho
sentito. Una sintesi perfetta, in queste parole, che fa della scrittura di
Mariella Soldo non una prosa poetica, ma un vero e proprio linguaggio tutto suo,
integro, rigoroso , che è più affine alla poesia che alla prosa.
Oggi si stampano tanti libri inutili. Pieni di luoghi comuni, di
sciatteria linguistica. QUESTO LIBRO ha invece una sua ragione di esistere
pienamente, è un lavoro davvero letterario, da inserire in un filone di
sperimentazione e degno della massima attenzione, perchè si muove in
territori originali , tutti ancora da calpestare, anche da parte di chi legge.
Un percorso che ha già una ricercata e raffinata identità espressiva, un
valore direi anche “sensoriale'', impregnato com’è di corporeità ma anche di
spessore interiore, animistico, di mistero e guizzi di leggera follia.
Un linguaggio spesso ardito, che mozza il
respiro. Una parola che trascina con il suo ritmo come una musica
ora dissonante, ora più piena, un suono metallico e duro che si stempera in
improvvise impennate più melodiose e sognanti. Sogni fuori dal comune che non
hanno nulla di stupito, non conoscono la meraviglia, non hanno nulla della
retorica del sogno, ma sono, caso mai, una lucida presa d’ atto della realtà,
osservata con occhio spesso crudo ma anche onirico, a tratti più lirico,
un occhio “fuori dal coro'', illimitato e aperto alla
messa in gioco totale dell’ essere, anche il gioco più scabro e difficile. Una
realtà che - di fatto - non esiste, che si contorce in un confine molto umano,
quello tra la vitalità più delicata e quasi non raccontabile e il senso
della precarietà e della morte. “Per scrivere, dovevamo rubare le parole,
rischiare la vita''. Sì, perché la scrittura, quella vera, versata
sulle pagine con il sangue, il sudore, con tutto il corpo, è un atto rischioso,
che deve rasentare, a volte, il limite estemo, per ritrovare poi, una
possibilità di salvezza nel suo stesso rischio.
Per tentare di raccontare
la bozza di una trama sotterranea, che si dipana lungo pagine attraenti, che
avviluppano come un profumo intenso, dal fondo amaro e dal sentore vibrante e
puro dello spleen, di una indescrivibile e struggente malinconia, esso è il
racconto appena accennato di un ‘amicizia fatta di impensabili affinità , tra
due donne.
Che non sono personaggi ma “essenze'', come la stessa
autrice le definisce. Una poetessa, colta, visceralmente combattiva verso tutto
quello che è mediocre, e per questo, tormentata e che non ha nome …ed una
“spogliarellista'' decadente, Elettra, un nome che potrebbe
anche nascondere un senso volutamente oscurato…una figura tragica della
mitologia greca, ripresa da Eschilo e da Sofocle in tragedie sublimi. Il
complesso di Elettra è, poi, il contrappunto al femminile di quello Edipo,
denota la vita infelice di una fanciulla che ama il proprio padre…(c’è una frase
del libro, che non mi è sfuggita… Elettra è una “bambina deformata dal non amore
di sua madre errrante). La poetessa viene da una “rivoluzione'' non ben
definita, una rivoluzione che come tutte quelle che hanno attraversato la
storia, produce uno stato di dittatura, di non libertà. Io penserei a una vera e
propria rivoluzione che tocca la “filosofia'' stessa del linguaggio, l’estetica
della letteratura. Anche Elettra, con la dozzinale tuta in pvc che ridisegna il
suo corpo, con i tacchi a spillo su gambe perfette che feriscono gli uomini, è
una creatura paradossalmente generata anch’essa dalla poesia.
Due essenze fluttuanti, in cui si scontrano ombre e
luci, anime sempre in bilico, immerse in un paesaggio urbano scioccante e che si
immagina degradato. Due amiche che non conoscono la separazione tra
corpo e spirito e si muovono, sia pure in modo differente, verso un assoluto che
ha quasi una valenza mistica, spirituale, anche se fortemente
enigmatica e delirante, un enigma che mai viene svelato dall’ autrice. E’ il
mistero stesso della poesia, che ogni cosa contiene e rende sublime…LA
POESIA E’ SPORCA DI TUTTO QUELLO CHE NON SI PUO’ DIRE, ama scrivere
Mariella. Una affermazione che condivido alla lettera. Ed è in quel non
detto, nel silenzio spesso cosciente dello scrittore, la chiave di lettura di
tutto il suo percorso artistico e forse, anche umano.
Non voglio
svelare troppo quello che già è avvolto da un velo, credo, per scelta voluta
dell’autrice. La morte volontaria di queste due donne, una fisica, l’altra
simbolica, è metafora che sempre ci porta verso il tracciato lacerante del
linguaggio. La morte, direi, quasi dolce, descritta con un lirismo
meravigliosamente tragico, dell’ amica spogliarellista, figura solo
apparentemente antitetica a quella della poetessa, questa spogliarellista che
rappresenta la parte più decadente del mondo e ai limiti della vita (mi fa
pensare a certe figure di Zola, o a personaggi di grandi film della nouvelle
vogue francese….) coinciderà con la cancellazione proprio materiale, sulle
pagine del romanzo, della stessa scrittura della poetessa. Un‘altra scelta
stilistica, in cui la forma è contenuto, in cui dopo aver sventrato con un
coltello la letteratura, essa viene uccisa…
Quello che maggiormente
intriga, è - e mi ripeto - una scrittura impregnata di dolente lacerazione,
condotta con uno stile di rara bellezza, una scrittura che coinvolge il lettore
portandolo a qualche strappo interiore, alla discesa nel suo io più profondo,
dove, sperimentando il tormento e la magia della tenebra, forse potrà pervenire
ad una luce accecante, al riflesso più puro della realtà.
Il
romanzo, o l’antiromanzo, è espressamente dedicato a Rimbaud, poeta
simbolista francese e al suo battello ebbro. Credo, molto importante per
la formazione della scrittrice. Ho ritrovato, sia pure come vaga
atmosfera, quel linguaggio vicino alle lattescenze, alla visionarietà, alla
sensazione ''spogliata dal senso, tanto presente nel grande poeta e scrittore
francese. Questo mio discorso , anch’esso volutamente vago, fatto di cenni e
poco organico, vuole lasciare l’ ebbrezza della scoperta ai lettori.
Che si ubriachino di parole, e vivano una sorta di immersione
nella liquidità delle lacrime ma anche delle forti e straordinarie emozioni che
Mariella riesce a trasmettere. …Io, amo definire questo libro, un
PROTOROMANZO, certa come sono che Mariella Soldo, giovanissima, approderà
presto ad altri lavori anche più organici. E aggiungo che NEL NERO
PROFONDO è perfetto anche per una trasposizione teatrale. L’autrice ha
doti introspettive molto marcate, una personalità schiva e profondamente attenta
alle impercettibili sfumature degli altri e di se stessa,un folle amore per la
lettura e una dedizione alla letteratura come forma massima di espressività… e
soprattutto, ha il talento la grandezza e la “follia'' di una vera
scrittrice.
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