D.
Nel mio vagabondare per il web ho trovato il vostro sito e ho deciso di
scrivervi per chiedervi aiuto. Mai avrei creduto di aver bisogno di qualcuno
per un parere legale e invece ora sono qui a scrivervi. Sono in una
situazione davvero bruttissima. Il mio matrimonio dopo 23 anni è giunto
alla fine, forse sarebbe finito anche prima se io non mi fossi ostinata a
cercare di tenerlo in piedi. In 23 anni ho sopportato di tutto, i
tradimenti di mio marito, e le sue false promesse di smettere e ricominciare. I
tradimenti però sono nulla in confronto al resto, le sue bugie e la sua totale
mancanza di responsabilità ci hanno portato al completo disastro. Abbiamo una
situazione economica disastrosa, lui non è mai stato molto oculato e fin dal
primo giorno della nostra vita matrimoniale, io gli ho permesso di dirigere
tutte le nostre finanze si è sempre occupato di tutto lui. Inizialmente
lavoravamo in due non avevamo dei grandi stipendi ma per due persone normali
avremmo dovuto riuscire a tirare avanti senza strafare, però caso strano eravamo
sempre in difficoltà e sempre in arretrato con il pagamento delle bollette e per
di più non è che facessimo una gran vita mondana. Comunque in ogni caso tutto
cominciò con la prima telefonata del proprietario di un distributore di benzina
che mi riferì che mio marito gli doveva la somma di 400.000 lire ed era più di
un mese che non andava più a servirsi da lui. Parlai con mio marito lui si
giustificò dicendo che avevamo avuto troppe spese ma che avrebbe provveduto ad
aggiustare il debito. Quella fu sola la prima di una serie di situazioni che
si susseguirono, e ogni volta c'era sempre una scusa e ogni volta io gli
credevo, mi colpevolizzavo, perché lui faceva sempre in modo di farmi sentire in
colpa, cercavo di capire come mai non riuscissimo a far quadrare i nostri conti,
pur non andando mai al cinema, a cena fuori o in qualsiasi altro posto come
tutte le persone normali di questo mondo e non ero nemmeno una di quelle donne
che faceva shopping ad ogni occasione, anzi da quando ho sposato lui ho dovuto
dimenticare questa parola. Per non dilungarmi troppo, dopo dodici anni circa
del nostro matrimonio, tra liti bugie e tradimenti, mio marito mi costrinse
praticamente ad aprire un'impresa di pulizie, non mi sorrideva molto l'idea
conoscendo ormai l'inclinazione al tracollo finanziario di mio marito ma dopo
avergli fatto promettere che avrebbe fatto tutto in regola e senza altri guai,
cominciammo la nostra attività, intestata naturalmente a me perché lui già
lavorava, lasciai ancora una volta che lui si occupasse di tutto e subito non
andò poi così male almeno per il primo anno. Il secondo fu un totale
disastro, io a causa della mia gravidanza al sesto mese dovetti smettere di
lavorare e lui rimasto solo con un paio di dipendenti ricominciò a fare di testa
sua. Alle mie domande inerenti il pagamento delle varie tasse rispondeva
sempre che era tutto a posto ma non era così. Insomma per riassumere dopo il
quinto anno dell'impresa venni a sapere da una telefonata del commercialista che
lui era da tempo che non pagava nulla, non andava da lui da parecchio tempo e
non stava pagando nemmeno lui e comunque non era troppo tardi per sistemare se
mio marito fosse andato da lui si poteva vedere come sistemare le
cose. Parlai con mio marito, lui subito negò, come faceva sempre, anche
davanti all'evidenza, alla fine ammise accampando un sacco di scuse, non era mai
colpa sua era solo sfortunato. Mi promise che sarebbe andato dal
commercialista, cosa che naturalmente non fece. Sono passati 7 anni da
allora, lui non ha fatto nulla io senza soldi e senza più lavori nell'impresa
grazie a lui, mi sono isolata da tutti, non sono riuscita a raccontare a nessuno
quello che mi stava capitando. Mi sono sempre vergognata enormemente per la
nostra condizione economica, ho cercato ogni volta di parlargli in questi anni
per farlo ragionare per fargli capire che dovevamo sistemare queste cose, lui
ogni volta prometteva che stava vedendo come sistemare tutto e ogni volta io
sapevo che mentiva e tutte queste discussioni sfociavano in violente liti, per
lui ormai ero diventata quella che rinfaccia le cose. Conclusione, dopo
continue bugie, la mia vergogna per la situazione, il non sapere che fare e a
chi rivolgermi, un po' alla volta mio marito si è allontanato da me odiandomi
sempre più e cercandosi un'altra donna in continuazione fino all'epilogo di un
paio di settimane fa. E' venuto a dirmi che non prova più nulla per me che
non possiamo andare avanti così e che appena trova casa andrà via. Di rimando
gli ho detto che non può lasciarmi senza prima avermi risolto la situazione con
l'impresa visto che è quello il motivo per cui mi odia e quindi si è deciso ad
andare all'artigianato per chiudere l'attività. Io ora non so che fare, so
che tanto non pagherà mai nulla non ha i soldi è da più di un anno che andiamo
avanti con i soldi che ricavo io dal mio lavoro in nero e con quei pochi che mi
da mia madre non autosufficiente che vive con noi, lui al massimo paga l'affitto
e sempre in ritardo abbiamo una marea di bollette sempre scadute che paghiamo di
volta in volta appena si può. Io non ho un soldo per rivolgermi ad un
avvocato e lui nemmeno, continuerà a fare come vuole e io che futuro darò ai
miei figli? Mi sono sempre disinteressata di tutto affidandomi a lui
ho fatto malissimo e ora non so che fare, non conosco leggi non ho i mezzi per
rivolgermi ad un avvocato e non ci potremo mai separare e spero che il mio
lavoro in nero seppur fuorilegge continui altrimenti come crescerò i miei
figli?? Che posso fare consigliatemi voi.
Grazie!
R.
Nei limiti delle scarse informazioni fornite, si
possono solo tratteggiare alcune figure giuridiche applicabili al caso, senza
però poter entrare più nel dettaglio. Nel nostro ordinamento
giuridico esistono due tipi di separazione dei coniugi, la separazione
consensuale e quella giudiziale. La prima avviene per accordo delle
parti e deve essere necessariamente omologata dal Tribunale; quella giudiziale,
invece, è pronunciata con sentenza dal Tribunale, ad istanza di uno o di
entrambi i coniugi, a seguito di fatti, anche indipendenti dalla loro volontà,
che rendano intollerabile la prosecuzione della convivenza o rechino grave
pregiudizio alla educazione della prole. La legge attualmente stabilisce che
ciascuno dei coniugi provvede al mantenimento dei figli in misura
proporzionale al proprio reddito. Pertanto il Giudice porrà, qualora si
verifichino le condizioni, la corresponsione di un assegno periodico in
favore dei figli in capo al genitore non convivente, così come il godimento
della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto
dell’interesse dei figli. Inoltre il giudice pronunziando la separazione può
stabilire, a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il
diritto di ricevere dall'altro quanto è necessario al suo mantenimento, qualora
non abbia adeguati redditi propri. In altre parole il giudice può, nel
pronunciare la separazione, dichiarare che essa è da addebitare a quello, tra i
due, che abbia tenuto un comportamento contrario ai doveri nascenti dal
matrimonio. Alla dichiarazione di addebito consegue, quindi, il diritto
del coniuge - al quale non sia stata addebitata la separazione - di
ricevere quanto necessario al proprio mantenimento nonché il risarcimento del
danno, posto che i doveri derivanti dal matrimonio hanno natura giuridica. Tale
somministrazione è dovuta al coniuge che non abbia adeguati redditi propri, e
l'entità è determinata in relazione alle circostanze ed ai redditi
dell'obbligato. Da quanto sin qui brevemente esposto, diviene evidente la
necessità di ottenere preventivamente indicazioni dettagliate sulla consistenza
patrimoniale dei singoli coniugi e delle occupazioni lavorative di ciascuno,
nonché informazioni sui figli (minorenni o maggiorenni), al fine di rendere una
consulenza dettagliata. Non si può, quindi, che consigliare alla lettrice, data
anche la complessità del caso, di rivolgersi ad un avvocato che, ottenute tutte
le necessarie informazioni, potrà meglio consigliare la giusta strategia da
adottare. Laddove, come nel caso in esame, non si abbiano mezzi
sufficienti per assicurarsi l’assistenza legale, rammento che in Italia le
persone non abbienti possono richiedere la nomina di un avvocato e la sua
assistenza a spese dello Stato, usufruendo dell'istituto del “Patrocinio a spese
dello Stato (artt. dal 74 al 141 del Testo Unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – D.P.R.
30/05/2002, n. 115). Per essere ammessi al detto Patrocinio è necessario che il
richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall'ultima
dichiarazione, non superiore a euro 10.628,16, tetto così aumentato con
Decreto Ministero Giustizia 20.01.2009, G.U. 27.03.2009. La domanda,
sottoscritta dall'interessato, deve essere presentata davanti all’Ordine degli
Avvocati del Tribunale di competenza in carta semplice e deve indicare: la
richiesta di ammissione al patrocinio; le generalità anagrafiche e codice
fiscale del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare; l'attestazione
dei redditi percepiti l'anno precedente alla domanda (autocertificazione);
l'impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito rilevanti ai fini
dell'ammissione al beneficio; generalità e residenza della controparte; ragioni
di fatto e diritto utili a valutare la fondatezza della pretesa da far valere;
prove (documenti, contatti, testimoni, consulenza tecniche, ecc. da allegare in
copia). Se l’Ordine degli avvocati accoglie la domanda, l'interessato potrà
nominare un difensore, scegliendo il nominativo dall'Elenco degli Avvocati
abilitati alle difese per il patrocinio a spese dello Stato appositamente
approntati dai Consigli degli Ordini degli Avvocati del distretto della
competente Corte di Appello. Pertanto, nel caso in cui la lettrice possieda i
requisiti previsti per accedere al patrocinio gratuito, potrà usufruire
dell’assistenza e del supporto di un legale, che farà da guida nella risoluzione
dei problemi che, allo stato attuale,coinvolgono la sua
famiglia.
Avv. Paola Ambruosi
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Le richieste all'avvocato P. : Ambruosi sono gratuite per la prima
risposta.
Le successive verranno calcolate con un costo orario di 300 € orari,
variabili a secondo della difficoltà e quantità.
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