Testimone di giustizia abbandonate dallo Stato

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Presso l’Auditorium della Parrocchia di San Sabino, in Bari, l’Associazione Antimafie “Rita Atria” – Presidio di Bari e la Casa delle Donne del Mediterraneo, hanno organizzato un evento dal titolo “In Viaggio con Rita Atria & Stefania Noce”” di e con Stefania Mulè, prodotto dall’Associazione Culturale immaginARTE , che mette in evidenza, con una performance straordinaria dell’attrice, regista, cantante, chitarrista, palermitana, i pensieri e la tragica fine di due testimone di giustizia, abbandonate dalle Istiutzioni.

Ha fatto gli onori di casa il Parroco, Don Antonio Cassano, che peraltro compiva gli anni. Ospite d’eccezione il Testimone di giustizia, l’imprenditore Gaetano Saffioti.
Ha introdotto l’evento Nadia Furnari, Vicepresidente Ass. Antimafie Rita Atria
“In Viaggio con Rita Atria & Stefania Noce” diviene un modo di fare “Memoria Attiva” attraverso il mezzo artistico, vivere i pensieri delle protagoniste, le loro paure, le loro gioie, le loro poesie, la musica che amavano …“

I testi curati e adattati da Stefania Mulè hanno trovato prezioso approfondimento grazie alle informazioni e alla collaborazione con l’Associazione Antimafie Rita Atria e si ispira a testi quali “Una ragazza contro la mafia. Rita Atria, morte per solitudine” di Sandra Rizza nonché ai diari di Rita Atria e al materiale fornito da Rosa Miano (mamma di Stefania Noce) e ai racconti di coloro che hanno conosciuto Stefania come i componenti dell’associazione SEN. Non ultimo alla collaborazione con Paolo Scatragli, ai brani originali del cantautore Fabrizio Varchetta e alla giornalista Graziella Proto.
A tutti loro l‘Associazione Culturale immaginARTE è profondamente grata.

A seguir c’è stato un dibattito, moderato da Grazia Strisciulli, componente del Direttivo ETS della Casa delle Donne del Mediterraneo, con la partecipazione di Rossana Ruscelli, Co_coordinatrice di convochiamociperbari e Luciana Bova del Collettiva TFQ Brindisi.

Lo spettacolo racconta la storia di due straordinarie giovani donne attraverso monologhi, musica dal vivo e video immagini, come di consuetudine nelle regie dell’artista palermitana Stefania Mulè, che evidenziano il loro amore per la vita e il loro coraggioso percorso: da una parte quello di Rita la cui morte pesa sulla coscienza di tutti coloro che l’hanno abbandonata e non hanno saputo proteggerla. È la settima vittima di Via D’Amelio, insieme al giudice Paolo Borsellino, il cui volto amorevole le aveva fatto conoscere «il fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale». La scomparsa del giudice Borsellino, l’unico a chiamarla affettuosamente “picciridda”, aveva significato per Rita, lo sgretolamento di qualsiasi possibilità di continuare nel suo faticoso percorso di denuncia, di “tradimento” verso quella gente di Partanna e quella politica, che l’aveva definita prima “pazza” poi “infame”;
dall’altra parte quello di Stefania, che nell’ambiente giovanile ed universitario catanese era molto conosciuta per il suo attivismo e la sua passione. Militava nel Movimento Studentesco Catanese e aveva partecipato a numerose mobilitazioni negli ultimi anni. Aveva anche scritto alcuni articoli sul sito del movimento universitario, dove si firmava Sen ed è autrice di bellissime poesie che la regista attrice Stefania Mulè riesce a fondere con le parole di Rita Atria come un unico respiro…
Stefania Noce diviene un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Muore per mano dell’ ex fidanzato che non sopportava la fine della loro relazione e aveva premeditato la sua morte: lei, che tanto si è battuta per rivendicare i diritti delle donne di portare avanti le proprie scelte, è morta di femminicidio.

Don Angelo Cassano ha detto: “Il problema della Mafia è interconnesso; è la corruzione che pervade la nostra società. Osserviamo il silenzio sui fenomeni mafiosi e il rumore assordante intorno al tema delle migrazioni”.
Grazia Strisciulli: “Anche la mafia è conseguenza del Patriarcato”.
Rossella Ruscelli de Pietro: “E’ importante lasciare nuovo protagonismo alle giovani generazioni. E’ in quest’ottica fondamentale l’azione del movimento Non una di meno”. “Le donne che si autodeterminano, che compiono una scelta di libertà, diventano vittime di femminicidi” “E’ il genere maschile che deve interrogarsi sulle proprie modalità relazionali violente”. “Lottare per l’ambiente qui al Sud è lottare contro la mafia”.
Luciana Bova “Rita, ragazzina, ha fatto una scelta fortissima perché aveva voglia di verità e di libertà”. “Stefania è l’emblema di un possibile pericolo: nessuna di noi ne è immune”. “Sia Rita che Stefania sono vittime di violenza di Stato”. “La Mafia si combatte ogni giorno con le piccole azioni quotidiane perché la mafia è ovunque”. “Lotto contro la disparità di genere ma anche contro lo sfruttamento”. “Fare memoria non significa fare l’elenco dei morti ma mantenere viva l’azione di chi si è speso con la vita per affermare principi giusti”.

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Profilo Autore

Luciano Anelli

Nato a Bari, nel 1947, Laureato in Ingegneria trasporti, dopo 11 anni trascorsi a Roma a progettare e costruire Aeroporti in tutta Italia per conto del Ministero dei Trasporti, si è lanciato nell’avventura gestionale in Puglia, costituendo la Società di Gestione aeroportuale. Dopo 9 anni trascorsi come Direttore Generale della SEAP-SpA, passa a fare il Libero professionista, consulente nel settore aeroportuale. Si inserisce nella Federmanager, Federazione dei dirigenti di aziende industriali, diventando Segretario della sede di Bari, consigliere nell’Unione Regionale, e qui anche come Direttore della rivista “Dirigenti in Puglia. La sua nuova propensione è nel campo delle Pari Opportunità. ha anche iniziato un’attività di tutoraggio, mentore e couching per neo imprenditrici e dirigenti donne, caratterizzando anche la rivista che cura nella valorizzazione del lavoro di vertice al femminile nella diversità di genere e creando una vera rete di donne impegnate.

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