40 anni in 40 giorni: diario di un viaggio indimenticabile – III

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di Rossana Piasentin

E finalmente eccoci. Abbiamo lasciato una Auckland fredda e piovosa (dove ho fatto un’epica scorpacciata di ostriche qualità Bluff, pare siano il “top”), per approdare a Tahiti, di passaggio, dove torneremo sulla via del rientro. La nostra meta è Moorea, ed è di quest’isola che voglio raccontarvi.

Raiatea_arrivo

Alla partenza da Tahiti, si decide quale debba essere il posto migliore per godere del panorama all’arrivo, (questo “studio” ci accompagnerà per tutta la vacanza), ma soprattutto bisogna salire in fretta perché non ci sono posti assegnati! Il volo è velocissimo, neanche 15 minuti e il tempo per godere del panorama veramente poco, comunque quel poco è bellissimo, una palette di blu e azzurri da sballo! Con Tahiti, Moorea è una delle isole più giovani dell’arcipelago e le due baie di Cook e Opunohu le conferiscono una particolare forma a farfalla. La leggenda narra che siano state formate da due colpi di coda di un grossa lucertola gialla, risalita dall’acqua. In realtà probabilmente sono dovute a due fiumi estinti, ma mi piace credere all’ipotesi fantastica… ci sono tante leggende in Polinesia, e questo aiuta ad avvolgere queste isole di quell’aura di magia che è in perfetto carattere con i paesaggi che mi circondano.

La natura è bellissima: rigogliosa e verde. Ci sono fiori e profumi ovunque, una gioia per gli occhi e tutto è curato e pulito e poi, verso l’interno, ci sono montagne con quelle forme incredibili, una si chiama appunto Montagne Magique!
Raiatea_fioriBordoStradaSaliamo al belvedere, in mezzo ad una natura lussureggiante. La vista sulle due baie di Cook e Opunohu, con il monte Rotui che le divide, lascia senza fiato… Ci fermiamo in contemplazione e non posso non pensare alla meraviglia che provò James Cook arrivando qui, in acque calme e calde, in un luogo così bello dopo tanti mesi di navigazione..

 

Moorea_BallerineSuSpiaggiaMoorea_ParcoPubblicoTahiamanuRaiatea_MonteTapioi_pass

Facciamo il giro dell’isola facendo bagni in tutti i punti possibili, e ogni bagno non delude le aspettative: mare sempre bellissimo, trasparente e pulito, azzurri e turchesi delicati, vento e sole e quelle nuvole lassù all’interno sulle montagne, residuo dei vulcani che hanno formato l’isola, a ricordarci la loro presenza..

Ci abituiamo facilmente ai ritmi lenti di quest’isola: il sole tramonta presto, verso le 18, quindi si cena alle 18.30, massimo 19. In un piccolo ristorante sul mare ci fanno compagnia le razze e gli squali pinna nera (i primi che vediamo): aspettano tranquilli gli avanzi della cena. Non ci sono locali dove finire la serata, a meno che non si voglia andare nelle hall dei grandi alberghi, che non è una scelta che ci piace…quindi in camera presto, si chiacchiera, si legge, si fanno i programmi per il giorno seguente e si ritrova del tempo che normalmente è come se non esistesse… In compenso, l’indomani, la giornata inizia prestissimo con una luce già abbagliante, tersa e le infinite sfumature di blu e azzurro del mare e del verde delle montagne che ti fanno ringraziare il cielo per aver avuto la fortuna di poterle ammirare…Mi piace questo ‘ritmo lento’ mi sembra di aver più tempo da vivere. Con questa strana ma piacevole sensazione lasciamo Moorea.

Il volo per Raiatea dura 45 minuti e abbiamo tempo di goderci i panorami, sia alla partenza che all’arrivo. La laguna è incredibilmente grande e comprende al suo interno anche Tahaa, l’isola gemella. Ci sono due strade a Raiatea, una costiera e la “route traversière”, che la taglia diagonalmente nella parte sud. Decidiamo di percorrerle entrambe per gustarci non solo la vista mare, ma anche l’interno.

Se la vita a Moorea scorreva lenta, qui praticamente si è fermata. Nel percorrere la strada costiera, abbiamo incontrato, fuori dalla capitale Uturoa (poco più di un villaggio), forse una decina di macchine, una ventina di cani (alcuni dei quali dormivano tranquillamente in mezzo alla strada) e una infinità di galletti. Ce ne sono tantissimi, che se ne vanno in giro per le strade impettiti e sicuri di sé. Umani pochi. In compenso, ci sono piante di ogni genere e fiori, fiori, fiori ai bordi della strada: splendidi.

Raiatea-Tahaa_FOTOPesci vicini-GOPR1854

Non ci sono spiagge a Raiatea, e forse è per questo che i turisti sono pochi. Se si vuole fare il bagno si devono percorrere i pontili che ci sono davanti ai pochissimi alberghi per immergersi nelle acque trasparenti e ricche di pesci colorati. Sulla strada, però, ogni curva riserva una sorpresa: mare turchese e “motu” (gli isolotti della barriera corallina) ricoperti di palme o montagne imponenti e verdissime, una vegetazione ricca, disordinata, colorata e profumata o, ancora, i “marae”, caratteristici templi a cielo aperto. Il più sacro di tutta la Polinesia è proprio qui. C’è un’energia particolare al Marae Taputapuatea, il luogo in cui tutti i capi del mondo polinesiano, le isole australi, le isole Cook e la Nuova Zelanda, si riunivano per partecipare alle cerimonie più importanti… Mi intriga questa storia e mi stupisce come riuscissero a coprire cosi grandi distanze con delle semplici piroghe, navigando anche in direzione contraria agli alisei…

Raiatea_MaraeTaputapuatea IMG_2206_Raiatea_MaraeTaputapuatea Raiatea_stradaCostiera_panorama

 

 

 

 

 

 

Raiatea_stradaCostiera_BarcaAppesa Raiatea_OpoaBeach Raiatea_montagna con estrusione vulcanica Raiatea_MareColori

 

 

 

 

 

 

Una giornata la dedichiamo ad una escursione marittima a Tahaa, l’sola della vaniglia e delle perle (entrambe costosissime!).

Tahaa_perle

Durante la gita nuotiamo in un vero e proprio acquario, in cui ci facciamo trasportare dalla corrente della “pass” senza fare la minima fatica, godendo dello splendido paesaggio sottomarino: coralli, spugne, ricci, madrepore e un’infinità di pesci colorati che mi girano attorno, una gioia per gli occhi di chiunque e ancora di più per quelli di una biologa come me!

Il giorno della partenza saliamo a piedi sul monte Tapioi per goderci un’incredibile vista sulla laguna, su Tahaa e Bora Bora. Ciao Raiatea, prossima tappa Huahine.

 

continua

 

 

piasentinRossana Piasentin, milanese di nascita ma con sangue veneto nelle vene, dopo il Liceo Scientifico si laurea in Scienze Biologiche ad indirizzo ecologico all’Università Statale di Milano e da subito si dedica con entusiasmo all’insegnamento nelle scuole superiori, attività che diventerà il suo lavoro-missione fino alla pensione. Sposata e madre di due figli maschi che ora sono adulti, scopre di avere del tempo libero. Appassionata di fotografia, cucina e viaggi, ama girare il mondo per conoscere popoli e culture diverse. Attiva anche sui social network, condivide le sue esperienze di viaggio costruendo album fotografici e filmati.

 

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