Fratelli e sorelle d’Italia

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Ci sono molti motivi per cantare o non cantare l’Inno di Mameli. Lo cantiamo perché lo sappiamo a memoria, perché tifiamo per la Nazionale azzurra (anche se non è stata ammessa ai Mondiali), perché lo cantano tutte e tutti e ci sentiamo in imbarazzo a non farlo

di Maria Pia Ercolini –

E non lo cantiamo perché, diciamolo, questo Michele Novaro che l’ha musicato non è proprio il Ludwig van Beethoven dell’Inno alla Gioia ora europeo, perché non ci ricordiamo molto di Scipio e del suo elmo, perché l’espressione “Stringiamci a coorte” suona piuttosto oscura in questo Paese in cui l’analfabetismo funzionale miete troppi allori, perché questi bimbi che «si chiaman Balilla» ci ricordano qualcosa di più recente del Risorgimento e che non ci piace. E poi: va bene i fratelli d’Italia, ma le sorelle dove sono? Perché non vengono mai menzionate? Dove sono le partigiane, le madri costituenti, le artiste, le scienziate, le levatrici, le insegnanti, le operaie, le intellettuali? Non hanno una patria? Le abbiamo private della cittadinanza ed espulse dalla memoria? Forse è anche questo il senso di quel «Perché non siamo popolo, perché siam divisi», e da qui dovremmo ripartire.
Vedendo Mameli Rap, il video di questa classe quinta dell’I.i.s. A. Olivetti di Fano premiata al concorso “Sulle vie della parità”, si può avere l’impressione superficiale che si tratti di una reinterpretazione in chiave goliardica, una presa in giro irriverente o l’ennesima proposta di svecchiamento di un residuato ottocentesco. E invece, dopo un incipit rap e tricolore, ecco la splendida voce di Veriana Bamba e l’energia ritmica di Man Caldari che ci ripropongono l’attualità: non solo fratelli, anche sorelle; non solo «pronti alla morte», ma anche alla festa. «Fare del bene», «innalza il rispetto come tua bandiera», «rispetta gli ideali di tutte le persone», ecco come nel Ventunesimo secolo possiamo e dobbiamo sentire l’inno del nostro Paese multicolore, che deve sempre più aprirsi agli altri e alle altre. E quando, fra un anno, faremo un tifo sfegatato per le ragazze della Nazionale di calcio azzurra ai Mondiali femminili in Francia, canteremo l’Inno di Mameli con questo spirito.

La classe quinta C dell’I.I.S “A. Olivetti”, Polo 3, di Fano, ha vinto il premio per il progetto più originale della I edizione del concorso “Sulle vie della parità nelle Marche”, promosso dall’Osservatorio di Genere con il patrocinio della Commissione per le Pari Opportunità tra uomo e donna della Regione Marche (CPO) e del Consiglio delle Donne del Comune di Macerata, in collaborazione con il Sistema Museale dell’Università di Camerino, il blog di divulgazione astronomica delle Nane Brune, CGIL Marche, CISL Marche e UIL Marche con il contributo del Soroptimist Club Fermo. L’iniziativa è una tappa regionale del concorso nazionale “Sulle vie della parità”, edizione V, indetto dall’associazione Toponomastica femminile, con cui l’Osservatorio di Genere collabora attivamente dal 2016. Mameli Rap è stato premiato anche a Roma, il 27 aprile 2018, dall’On. Laura Boldrini, in occasione della giornata finale del Concorso nazionale “Sulle vie della parità” di Toponomastica femminile.

da https://www.impagine.it/

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Profilo Autore

Maria Pia Ercolini

Responsabile del progetto Sui Generis, insegna Geografia nella scuola superiore. Si occupa di mediazione culturale e didattica nei musei, orientamento scolastico e professionale, didattica e nuove tecnologie. Ha pubblicato numerosi reportage di geopolitica e condizione femminile su Geodes, Terra, Rinascita, Avvenimenti, Minerva. Alcuni suoi articoli sui temi del linguaggio e delle pari opportunità nella scuola sono recentemente apparsi sulla rivista Leggendaria. Cura la collana "Percorsi di genere femminile" per l'editore Iacobelli, nella quale ha pubblicato due volumi su Roma.

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