Storie di Donne e di Artiste – Gennifer Deri

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 Gennifer Deri  a Pietrasanta. Riflettere su noi stessi fra  riformulazioni, algoritmi e Vita….

Come sa chi lo frequenta il mondo dell’Arte difficilmente “fa sconti” , per cui quando capita che chi in questo mondo “vale” ti dica di non perderti una piccola  mostra appena inaugurata, non puoi che andare a vedere seguendone il  consiglio.
Il piacere di farlo poi aumenta quando apprendi che la suddetta mostra è di una ragazza giovanissima, da poco laureata alla Accademia di belle Arti di Carrara e recentemente lì  insignita del Premio Cattelan .
Premio ricevuto direttamente dal Maestro ,nonchè dall’attivissimo  direttore della suddetta Accademia Luciano Massari, motivo per cui , a una come me ,scatta anche immediato il concetto ( vintage ma attualissimo) della “sorellanza “ .
Sorellanza che implica il fatto che se c’e’ la possibilità  di sostenere e valorizzare una donna che lo meriti, e  in questo caso anche  giovanissima33869800_10215143396125892_3201023818445357056_n ,  non ci si possa esimere dal farlo!
Arrivo quindi alla mostra appena inaugurata di Gennifer Deri, questo e’ il nome dell’artista , rendendomi subito conto  che il consiglio di non perderla era assolutamente valido!
Siamo a Pietrasanta,l’Atene d’Italia per capirci. Per i pochi che non la conoscessero  in Toscana, ad un passo dal mare della Versilia, uno dei luoghi al mondo con la più alta concentrazione di gallerie, studi di artisti importanti e laboratori di scultura e fonderie unici al mondo. Davanti allo spazio d’arte della mostra  c’è una piazzetta con un centauro in bronzo di Igor Mitoraj al centro. Opera talmente bella che ogni volta che ti ci imbatti il cuore si sospende un attimo per l’emozione, tant’è  che arrivando ogni volta in quello spazio espositivo proprio lì davanti, ho sempre pensato  che avere visitatori

con la suggestione addosso di tanta meraviglia appena vista sia davvero una sfida importante.
Sfida che possiamo dire tranquillamente Gennifer Deri, con le opere esposte nella sua “Riformulazione #1 ,“ vince tranquillamente.

Sì,  perche’ la molteplicità delle emozioni che suscitano immediatamente  certamente non lascia indifferenti .

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Le opere in mostra hanno tutte origine da fotografie scattate alla luce naturale. Fotografie stampate con procedimenti complessi che diventano  forme e spazi dalle molteplici potenzialità espressive. Le Riformulazioni, appunto, che danno il titolo alla mostra.
Fotografie di corpi, rielaborati e destrutturati. ”Io mi interrogo su come possa fornire una immagine ad uno osservatore”  mi spiega Gennifer.
”Una immagine in cui si possa riconoscere. Questo partendo dal fatto che noi siamo sia una massa molecolare che occupa uno spazio, sia una mente pensante.
gennifer-deri-ritrattoMateria e spazio che coesistono in maniera differente per cui il corpo diventa il pretesto per instaurare questo dialogo ”. Dialogo che Gennifer Deri imposta generando la visione di un corpo anomalo, qualcosa che scardina la normale percezione che abbiamo non solo di noi stessi ma anche degli altri. Insomma,davanti a me trovo una serie di immagini che questa giovane artista dallo sguardo incredibilmente profondo , consapevole e deciso, narra di ottenere attraverso calcoli matematici che le danno la possibilità  di mostrare come da una immagine se ne possano poi generare di infinite.
Mi racconta di un algoritmo con cui ne imposta la creazione di sequenza e del fascino di come questo sia controllabile, però, solamente fino ad un certo punto.
Snodo cruciale in cui scatta il momento in cui l’indicazione dell’artista si ferma, non potendo andare oltre , ed ’in questo “andare da se ” in automatico, che il fascino della creazione aumenta.
Da lì, da quel momento è l’immagine, da sola, che decide dove andare e come svilupparsi. Questa, insomma, la necessaria narrazione tecnica, certamente indispensabile per entrare nel merito del lavoro, ma a me osservatrice davanti alle sue opere, il pensiero parte e corre anche altrove.
Va alla riflessione su quanto ormai vi sia di reale o virtuale nell’immagine che abbiamo di noi stessi.
A quanto oggi arriviamo a modificarne la percezione per aderire a modelli imposti e a quanto di tutto questo ne siamo o no consapevoli .
Va il pensiero di tutte le volte in cui ci troviamo davanti ad uno specchio chiedendoci chi siamo, al fatto di pensare cosa in realtà riusciamo a vedere oltre di noi, oltre lo schema che non mettiamo in discussione perchè  ci da’ sicurezza.  Al fatto che la Vita , che lo si voglia o no, ad un certo punto “vada da sè “, esattamente come l’algoritmo di cui mi sta parlando Gennifer, creando sequenze senza un nostro controllo, senza che si possa decidere .
Se non soffermarci a riflettere.
Fermandoci.
Esattamente come ora, come davanti a queste opere. Osservando anche come tutto questo ci fa sentire.
Se inquieti o sereni nella possibilità delle infinite visioni che possiamo avere di noi, consci della armonia di questa destrutturazione magari salvifica perche’ cambiamento.
Si, perchè cambiamento è vita.
Vita che passa davanti alle opere di Gennifer Deri  e fa molto, molto pensare.
Tanto che , alla fine, trovi perfettamente normale non ci siano volti presenti in queste destrutturazioni e deformazioni del corpo perchè ,come mi spiega , questo è  uno spazio concettuale in cui un volto sarebbe stato limitante.
Cosi resta il corpo.
Anonimo e protagonista assoluto.
Visto e rivisto in questa solo apparente spartizione di materia.
Possibilità di andare oltre il percepito, verso l’armonia di quelle che sono in Gestalt la nostra figura e il nostro sfondo.
Ciò  che vediamo chiaramente e ciò  che non c’è  ma ci permette di “essere”, armonicamente. In una visione olistica del nostro vivere sulla quale, in questo caso, il mezzo artistico usato ,ci permette di riflettere e di soffermarci e al quale dobbiamo essere grati.
Come sempre quando l’Arte riesce a creare e regalarci questa meravigliosa possibilità.
E non è mai abbastanza.

 

Gennifer Deri (1991) vive a Cardoso in provincia di Lucca. É studentessa all’Accademia di Belle Arti di Carrara al biennio della cattedra di pittura di Giovanni Dessì, già diplomata in pittura . Di recente è fra i vincitori del progetto “Eternity” di Maurizio Cattelan a Carrara, della rassegna “Eneganart-Biennale delle Accademie” a Firenze, del premio Rotary Club di Carrara ed è stata fra gli artisti selezionati del Premio Artifact Prize a Modena.
Dal 24 maggio al 3 giugno 2018
B’art Gallery, Piazza del Centauro 1 55045 Pietrasanta( Lucca) orario 18.30 – 24.00

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Profilo Autore

Milene Mucci

Milene Mucci. Nata il giorno della Befana ad Arezzo ma adottata da anni dall ombra delle Apuane e del mare di Carrara. Troppo piccola al tempo del ’68 ma non abbastanza da non coglierne il fascino e l 'emozione unici. Due figli ormai adulti. Si occupa di comunicazione e counseling. E' counselor professionista formata in Aspic (Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale) ed e' iscritta alla Reico. Impegnata in battaglie per i diritti civili ,e' uscita dal PD ( Direzione Regionale Toscana) nel luglio 2015. Membro della Fondazione "Antonino Caponnetto" ,segue il Progetto "Giovani sentinelle della Legalita'" avviato nelle scuole dal Giudice per parlare ai giovani di cittadinanza ,legalita' e Costituzione. Scrive da anni per Dol's,che ama ,ed e' blogger su Huffington Post ed altre testate .

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