Maria Cristiana de’ Medici

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Quando nasceva una figlia femmina il più delle volte non era una gran festa, in nessuna famiglia.
Se la nascita di una bambina poteva condurre alla costruzione di progetti matrimoniali anche ambiziosi, capaci di portare lustro, potere, prestigio al casato d’origine. Ma non se ”malcomposta”.

 

Quando nasceva una figlia femmina il più delle volte non era una gran festa, in nessuna famiglia.
Se la nascita di una bambina poteva condurre alla costruzione di progetti matrimoniali anche ambiziosi, capaci di portare lustro, potere, prestigio al casato d’origine, una figlia femmina voleva dire pure, e soprattutto, non poter contare sull’ereditarietà del trono, sulla stabilità e sul proseguimento del titolo nobiliare; se da una parte potevano intrecciarsi alleanze matrimoniali favorevoli, dall’altra bisognava sborsare ingenti doti che inevitabilmente rosicchiavano il patrimonio familiare.

maria cristinaSe poi la bambina nasceva con problemi fisici, “malcomposta” come di diceva allora, le preoccupazioni aumentavano.
Maria Cristiana de’ Medici, detta anche Maria Cristina, era la primogenita di Cosimo II, granduca di Toscana, e di Maria Maddalena d’Asburgo. Nacque il 24 agosto 1609 e i dignitari di corte, commentando l’evento, annotarono: “Seguì hiersera a mezz’hora di notte il parto della Ser.ma Arciduchessa Gran Duchessa, nostra signora essendosi felicemente scaricata in una bella principessina femmina. Et qui se ne fece et se ne fa festa come se fusse stato maschio”. L’aver chiuso il commento con questa precisazione induce a ritenere che il più delle volte la nascita di una bambina fosse accettata con rassegnazione, silenzio e poca letizia, già tutti protesi nella speranza di una futura nascita più favorevole, quella di un erede maschio. Anche il padre Cosimo II si lasciò sfuggire un velato rammarico: parlando della ricompensa per un servitore della moglie inviato a Graz, in Austria, per comunicare la notizia, scrisse: “In virtù di questo nostro mandato pagherete cento sessanta scudi moneta fiorentina a Gio. Battista Carminelli servitore della Ser.ma Archiduchessa Granduchessa nostra moglie, che noi gli doniamo per la sua gita a Gratz a portare la nuova del felice parto dell’A.S. ancorche sia stato femmina”. Forse la notizia non avrebbe meritato tanto impegno e la precisazione in coda fa pensare che di norma si scegliesse il silenzio per una nascita femminile.
Di lei ci rimane un ritratto: una ragazzina vestita di rosso, con una gorgiera di pizzo a chiudere il volto serio, gli occhi rivolti verso l’artista che la sta ritraendo. Lo sguardo appare più intenso, malinconico e consapevole di quello di una bimba. Colpisce la sua bassa statura, se confrontata con la cassapanca su cui appoggia la mano: la sua è una figura piccola ma dal volto adulto, di ragazza più grande.

Gli storici si sono occupati di lei solo marginalmente, ma le notizie che emergono fanno capire che Maria Cristiana era nata con problemi fisici, forse come la zia Maria Maddalena, la principessa nata “malcomposta” che visse senza prendere i voti all’interno del convento della Crocetta. Il corpetto rigido della veste e l’ampia gonna a campana che indossa nel ritratto nascondono ogni difetto fisico; ma i problemi dovevano esserci e anche piuttosto gravi tanto da preoccupare la famiglia Farnese in trattative con il Granducato di Toscana per un possibile matrimonio fra Odoardo e Maria Cristiana. A tessere i progetti matrimoniali fu soprattutto Ranuccio I Farnese, duca di Parma e Piacenza, che con queste nozze avrebbe accresciuto il prestigio del casato.
Suo figlio Odoardo era un bambino di 8 anni, Maria Cristiana aveva due anni di più quando vennero stipulati i patti del contratto matrimoniale; una clausola, che si rivelò alla fine fondamentale, prevedeva che in caso di decesso della futura sposa o per altri importanti motivi, le nozze sarebbero state celebrate con un’altra figlia del granduca Cosimo II.
La giovane Medici viveva nel monastero fiorentino della Santissima Concezione nel quale, per essere ammesse, le dame erano “obbligate alle prove di nobiltà, nella stessa forma che i cavalieri”; per Maria Cristiana non ci saranno state certo limitazioni visto che il convento, in cui si seguiva la regola benedettina, era stato fondato per volere della bisnonna Eleonora di Toledo. La ragazzina nel monastero riceveva la sua educazione ma, al tempo stesso, viveva appartata dal mondo insieme alle sue malformazioni. Ma le famiglie nobiliari avevano molti occhi e molte orecchie capaci di indagare a fondo, di scavare nei segreti e nei silenzi delle corti: fu così che Ranuccio Farnese fu informato dei problemi fisici della futura sposa di suo figlio e senza indugi fece valere la clausola dell’annullamento del fidanzamento: sarebbe stata la sorella minore Margherita a diventare duchessa di Parma e Piacenza, non lei.
Chissà che umiliazione per Maria Cristiana, rifiutata e quindi dichiaratamente non adatta a svolgere quel compito che era destino delle ragazze nobili. Per lei rimaneva il convento, dove visse senza però prendere i voti. Come già era accaduto alla zia Maria Maddalena, non era infrequente che la giovane Medici partecipasse alla vita della famiglia, accanto alla madre, alle sorelle e ai fratelli, che trascorresse un po’ di tempo nelle dimore di campagna. Morì infatti, nel 1632 a soli ventitré anni, in una di queste, la villa di Poggio Imperiale che sua madre Maddalena d’Austria aveva eletto a dimora ufficiale.
Le sue spoglie furono tumulate nelle Cappelle medicee nella Chiesa di San Lorenzo a Firenze.

Fonti:
Emma Micheletti, Le donne Medici, Firenze, 1983, p. 220
Francesca Giurleo, La famiglia Farnese. Il ducato di Castro fra storia e leggenda (1573 – 1649), Edizioni ARCHEOARES, pp. 200-203
http://bia.medici.org/DocSources/Home.do

 

Il testo è tratto dalla ricostruzione storica pubblicata su “Memorie” nel sito www.toponomasticafemminile.com

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Profilo Autore

Barbara belotti

Barbara Belotti ex insegnante di storia dell'arte in un liceo di Roma. Ha partecipato alla stesura di Roma. Percorsi di genere voll. 1-2 (Iacobelli, 2011 e 2013) e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate. È fra le socie fondatrici dell'associazione Toponomastica femminile. Ha collaborato al volume Le Mille e fa parte della commissione toponomastica del comune di Roma.

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