Maria Maddalena d’Austria

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Maria Maddalena d’Austria era nipote e sorella di imperatori. L’orgoglio delle sue origini imperiali lo sentiva tutto e fin nel profondo dell’animo, ma anche lei destinata a fare la reggente del figlio maschio.
Il destino delle donne potenti era questo: perlopiù escluse come figlie dall’eredità del trono nelle famiglie d’origine, potevano raggiungerlo come madri e come mogli.

 

maria-maddalena d'austria1Maria Maddalena d’Austria era nipote e sorella di imperatori. L’orgoglio delle sue origini imperiali lo sentiva tutto e fin nel profondo dell’animo. Apparteneva alla stirpe degli Asburgo e anche quando nel 1608 entrò a far parte della famiglia Medici, sposando Cosimo II granduca di Toscana, il nome del suo casato condizionò molte delle scelte politiche e culturali.
Era nata a Graz nel 1587, figlia di Carlo II arciduca d’Austria e di Maria Anna di Baviera. Di lei si ricordano numerosi avvenimenti, decisioni e scelte, molto spesso e in modo spietato condannati senza appello dagli storici come atti errati, valutazioni scorrette e risoluzioni assoggettate a uno spirito religioso bigotto e bacchettone. Al suo periodo di reggenza, condiviso con la suocera Cristina di Lorena, si fa risalire l’inizio della decadenza del potere mediceo, una irreversibile china in discesa causata dall’incapacità a governare.
Maria Maddalena entrò a Firenze da straniera e tale rimase, poco amata dal popolo e anche a corte, nonostante le fosse riconosciuto uno spirito gioviale. Fra le clausole del matrimonio venne stabilito che la futura granduchessa potesse condurre con sé in Toscana una propria corte e quando si trattò di procedere nella prima educazione di figli e figlie lei scelse sette dame tedesche e quattro italiane.
L’unione fra Cosimo II e Maria Maddalena fu prolifica: la principessa austriaca, di corporatura solida e forte, amante della buona tavola, del buon vino, delle battute di caccia, mise al mondo cinque maschi e tre femmine una delle quali, Maria Cristina, nata con imperfezioni fisiche e forse con un ritardo mentale.
La granduchessa affiancò presto il marito in molte decisioni di governo, ma solo dopo che ebbe messo al mondo i primi due maschi che garantivano la sopravvivenza del casato; fu lei a seguire l’educazione dei figli e delle figlie e a pianificare il loro futuro stabilendo alleanze matrimoniali e carriere ecclesiastiche anche grazie a una fitta rete di relazioni internazionali che le derivavano dal suo essere una Asburgo.

Ritenuta prigioniera del suo stesso spirito religioso, ebbe una visione aperta nell’educazione dei figli scegliendo come precettori figure di provenienza internazionale (francesi, spagnoli, portoghesi, tedeschi) e di indubbio spessore coma Galileo Galilei. Per lei il “buon” principe si distingueva per il bagaglio culturale e “il sapere” che lo accompagnavano.
Quando nel 1621 Cosimo II morì, Maria Maddalena fu nominata tutrice del figlio Ferdinando, ancora piccolo, affiancata dalla suocera Cristina e da un consiglio di reggenza formato da 4 dignitari di corte che avrebbero seguito il loro operato.

 

maria-maddalena-d'austriaIl destino delle donne potenti era questo: perlopiù escluse come figlie dall’eredità del trono nelle famiglie d’origine, potevano raggiungerlo come madri e come mogli, attraverso la reggenza, nei casati in cui entravano per matrimonio e in Paesi spesso “stranieri”.
Che il governo delle donne fosse guardato con perplessità se non con sospetto e aperta ostilità la granduchessa non lo ignorava. La sua politica, soprattutto quella culturale, seguì una strategia precisa: se il potere da lei esercitato era ritenuto “debole” ed era “malvisto – scrive Riccardo Spinelli ‒ non deve meravigliare che Maria Maddalena abbia adottato, di conseguenza, ogni mezzo per legittimare il proprio ruolo politico nella Firenze di quegli anni”. Uno di questi mezzi si trova nei testi delle opere musicali e delle rappresentazioni teatrali organizzate dalla corte a Pitti, nelle ville medicee e nei conventi come quello della Crocetta, il cui motivo conduttore comune era il continuo richiamo a figure femminili forti e autorevoli: sante e martiri, figure bibliche, regine e imperatrici del passato. Lo scopo era quello di rimarcare l’autorevolezza e la legittimità del potere femminile. A Firenze sorse quindi una “koinè culturale che gli intellettuali (e gli artisti) medicei del tempo seppero creare per supportare, con il richiamo alla storia e alle sue donne più illustri, per mezzo delle arti, il difficile governo della granduchessa austriaca” (R. Spinelli).
Ancora più significativi sono gli affreschi realizzati all’interno della villa di Poggio Baroncelli, un tempo proprietà di Isabella de’ Medici, acquistata nel 1621 dalla famiglia Orsini; la proprietà divenne la dimora preferita della granduchessa e prese il nome di Villa di Poggio Imperiale proprio a ricordare le sue nobili origini asburgiche.
Gli ambienti al piano terreno, destinati agli incontri ufficiali con personaggi di rango, ambasciatori, sovrani, prelati e alti dignitari, davano vita a un percorso simbolico di celebrazione e legittimazione dinastica della granduchessa che prevedeva un progetto iconografico di autopromozione del suo ruolo di reggente.
Le prime sale raccontano le gesta di Rodolfo I, l’antenato della casa asburgica che aveva portato alla regalità la dinastia, e degli imperatori Massimiliano I, Carlo V e Ferdinando II, fratello della granduchessa, che definiscono nel tempo la continuità del casato asburgico, celebrano le origini di Maria Maddalena e legittimano il suo ruolo politico sulla Toscana; queste scelte iconografiche erano rafforzate, negli altri ambienti, da una serie di affreschi dedicati a celebri figure femminili la cui valenza simbolica esaltava i valori spirituali, politici e morali che la granduchessa intendeva incarnare.
maria-maddalena-d'austria3Una sala vede protagoniste alcune eroine bibliche (Giuditta, Susanna, Ester, Giale, Rebecca, Sefora, Debora, Maria di Mosè, la madre dei Maccabei e la figlia del faraone che salvò Mosè dal fiume); nella camera da letto della granduchessa sono invece affrescate le storie di sante e martiri cristiane (Dorotea, Apollonia, Cristina, Barbara, Cecilia, Lucia, Margherita, Agnese, Agata) le cui gesta appaiono come nobili exempla di fede certa, innegabili virtù e vita irreprensibile con i quali Maria Maddalena vuole identificarsi; a queste figure si affiancano alcune opere con protagonista santa Maria Maddalena che, considerata l’omonimia con la reggente, appaiono evidenti “sovrapposizioni simboliche”.
In ultimo la Sala dell’Udienza, quella in cui la granduchessa riceveva gli illustri ospiti circondata da figure dipinte di regine e imperatrici del passato: Galla Placidia, Pulcheria, Elisabetta del Portogallo, Caterina d’Alessandria, Clotilde, Cunegonda, Matilde di Canossa, Orsola, Costanza d’Aragona, Isabella di Castiglia. Sono tutte protagoniste del loro tempo, capaci di esercitare il potere, di governare in maniera salda ma equa, di difendere il proprio Stato e la fede cristiana. Possiamo immaginare Maria Maddalena seduta in trono, vestita con gli abiti neri della sua condizione vedovile, mentre riceve l’omaggio di principi e ambasciatori. L’esempio di quelle donne potenti e celebri che la circondavano illuminava le sue azioni e lei, granduchessa austriaca in terra toscana, ne traeva linfa vitale e legittimazione politica.

Il governo di Maria Maddalena d’Austria durò circa 7 anni, dal 1621 al 1628. Alla fine dell’estate del 1631 si decise ad assecondare l’invito dell’imperatore Ferdinando II, suo fratello, a recarsi a Vienna. Era mossa non solo dal sentimento per la sua famiglia di origine, ma soprattutto dalla volontà di rinsaldare i legami fra il granducato di Toscana e la corte imperiale e dall’idea di risolvere alcune questioni che riguardavano il futuro dei figli Giovan Carlo, Francesco e Mattias.
Era difficile intraprendere un viaggio in quel periodo, con l’incubo della peste e l’instabilità politica dovuta alla guerra; ciò nonostante la granduchessa lasciò Firenze il 6 settembre accompagnata da un nutrito seguito, risalì il territorio italiano facendo tappa in numerose città e ricevendo ovunque festeggiamenti e onori. Giunse a Innsbruck il 17 ottobre, ricevuta dal fratello Leopoldo V, arciduca di Austria e Tirolo, e da sua moglie Claudia de’ Medici che l’accolsero in pompa magna: banchetti sontuosi, battute di caccia, visite a chiese a santuari per circa una settimana. Poi il viaggio riprese, questa volta però via fiume, prima l’Inn e poi il Danubio fino a Vienna. Improvvisamente, durante la sosta a Passau nella notte fra il 30 e il 31 ottobre, Maria Maddalena si sentì male e morì senza che i medici al suo seguito potessero fare nulla. La notizia giunse a Firenze solo diversi giorni dopo, tra l’8 e il 10 di novembre, lasciando tutta la corte costernata.
Il corpo imbalsamato della granduchessa rientrò in Toscana solo a dicembre e trovò pace, dopo solenni esequie, nelle tombe medicee della chiesa di San Lorenzo.

Il testo è tratto dalla ricostruzione storica pubblicata su “Memorie” nel sito www.toponomasticafemminile.com

 

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Profilo Autore

Barbara belotti

Barbara Belotti ex insegnante di storia dell'arte in un liceo di Roma. Ha partecipato alla stesura di Roma. Percorsi di genere voll. 1-2 (Iacobelli, 2011 e 2013) e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate. È fra le socie fondatrici dell'associazione Toponomastica femminile. Ha collaborato al volume Le Mille e fa parte della commissione toponomastica del comune di Roma.

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