Maria Maddalena de Medici

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Maria Maddalena l’ottava figlia del granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici e di Cristina di Lorena, forse affetta da rachitismo, ebbe gravi problemi nel camminare, nel salire e scendere le scale, nell’affrontare la vita di tutti i giorni.

 
Maria Maddalena nacque “malcomposta nelle membra”: l’ottava figlia del granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici e di Cristina di Lorena, forse affetta da rachitismo, ebbe gravi problemi nel camminare, nel salire e scendere le scale, nell’affrontare la vita di tutti i giorni. Nel suo unico ritratto ufficiale, l’artista non ha certo potuto mostrare i problemi fisici che affliggevano la giovane donna e ha celato il suo corpo sotto un austero abito nero, da cui spuntano solo le mani e il volto circondato da una gorgiera di trine secondo la moda del tempo; lo sguardo rivolto verso di noi non fa trasparire alcuna emozione o sentimento, la sua posa in piedi, composta e severa, quasi ieratica, sembra voler sottolineare la natura distaccata e non terrena propria di chi appartiene a una famiglia di grande potere.

maria-maddalenaUna vita ritirata quella di Maria Maddalena, inevitabilmente: per lei non si potevano progettare nozze né immaginare alleanze dinastiche nuove. Il suo problema fisico costituiva un ostacolo insormontabile, forse una tara che non poteva essere taciuta.
Rimanevano pochi scenari da disegnare per la sua vita e la possibilità di entrare in una comunità religiosa costituì una soluzione ben vista dalla famiglia. Maria Maddalena accettò la possibilità di trascorrere la vita nei silenziosi ambienti di un convento, ma con condizioni molto particolari. Il monastero scelto era quello della Crocetta, ma lei sarebbe vissuta nel palazzo attiguo, che aveva lo stesso nome e al quale fu estesa la clausura, in una dimora privata e nobile ben diversa dalla cella monacale: “Comandò allora il Sereniss. Cosimo Secondo […] che allato alla muraglia di quel sacro luogo, fosse alzata una bellissima fabbrica, dove la Signora Principessa sua Sorella potesse con il decoro a lei convenuto, mentre si dipartiva dalle pompe del mondo, diportarsi a suo talento tra i pensieri del Cielo”.

I lavori di realizzazione del palazzo della Crocetta riunirono quattro lotti acquistati in passato da Lorenzo il Magnifico; oltre all’organizzazione e alla sistemazione degli ambienti interni furono previsti camminamenti e corridoi aerei per collegare la residenza medicea al convento di clausura e alla chiesa della Santissima Annunziata: in questo modo Maria Maddalena, che in realtà non prese i voti, poteva muoversi liberamente al primo piano, essere raggiunta dalle suore, recarsi a sua volta nel convento e assistere alle funzioni nella vicina chiesa senza dover uscire, salire e scendere le scale e essere sottoposta agli sguardi estranei. Il palazzo si trasformò, quindi, in un punto intermedio fra due estremità religiose, quella del convento di clausura e quella del “riverito Tempio della Santissima Nunziata” cui si giungeva attraverso “una lunghissima galleria che partendo da gl’interni appartamenti di essa” portava “la devota Signora” a “adorare quella celebratissima Immagine della Regina del Cielo”; il camminamento aereo verso la chiesa fu allestito come se fosse un percorso sacro nel quale “tra sì grati oggetti di devozione, passeggia questa Real Vergine, e col guardo, e col pensiero segue il suo Signore al Calvario”.

camminamentiSuora, ma di fatto laica, Maria Maddalena cominciò la sua “vita monastica” nel 1621. Scrisse la madre Cristina all’altra figlia Caterina il 25 maggio di quell’anno: “Hiersera io messi in Monasterio la Principessa Maria Maddalena, et così io mi ritrovo hoggi in questa casa senz’alcun figliuolo appresso di nove che ne ho havuto”; poche settimane prima la granduchessa aveva voluto accompagnarla a Pisa e Livorno “per far vedere quelle città, et il Mare alla Sig.ra Principessa Maria Maddalena innanzi ch’ell’entri in Monasterio. Et seco è andato solamente il S.r Cardinale” Carlo de’ Medici che era riuscito a ottenere per la famiglia l’estensione della clausura al palazzo della Crocetta e per la giovane la dispensa a vestire il velo monacale; pochi anni dopo, nel 1626, un altro soggiorno negli stessi posti come scrisse sempre Cristina di Lorena: “venni a Firenze per cavare la Principessa del monasterio et menarla a vedere quella città [Pisa] et Livorno, come seguirà domani piacendo a Iddio insieme col Cardinale”.
Maria Maddalena non fu dispensata solo dal velo.

Quando entrò in convento la sua esistenza, per quanto rivolta alla preghiera e alla devozione, non differì molto dalla sua vita a palazzo Pitti. Come spesso accadeva nei monasteri del XVII secolo che ospitavano rampolle di alto rango, gli spazi claustrali si trasformavano in centri di cultura, musicale soprattutto. Negli anni di “clausura” della principessa Medici, il convento-palazzo si trasformò nella sintesi perfetta fra un luogo di fede e di preghiera e una vera e propria corte. Spesso Cristina di Lorena e l’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, sua nuora, si recavano in visita al palazzo della Crocetta dove, negli anni Venti, soggiornarono anche Claudia de ‘Medici, con la figlioletta Vittoria della Rovere, e Anna de’ Medici.

La principessa Maria Maddalena fu attiva nel promuovere spettacoli teatrali e rappresentazioni musicali, quasi fosse un prolungamento della corte fiorentina. I lavori teatrali, organizzati con il consenso della famiglia, in particolare della madre Cristina di Lorena, ebbero come protagonisti i migliori artisti del tempo, musicisti, poeti e cantanti che lavoravano regolarmente per la corte toscana; in alcun casi le opere messe in scena, sacre rappresentazioni soprattutto, furono composte dalle stesse suore di clausura. I testi avevano come protagoniste eroine bibliche o sante il cui potere e la cui forza erano legittimati direttamente dalla volontà divina; divennero simboli, come spiega la musicologa Janie Cole, del diritto e del ruolo politico femminile incarnato in quegli anni dalle due reggenti Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria. Nel 1625 fu allestito il testo teatrale “Il martirio di Santa Caterina”, scritto da Jacopo Cicognini e dedicato alla principessa Maddalena de’ Medici; l’opera fu musicata e forse cantata da Francesca Caccini, compositrice, clavicembalista e soprano attiva presso la corte fiorentina; tempo dopo fu messo in scena alla Crocetta un altro lavoro di Cicognini, Le vittorie di Santa Tecla. Il convento ospitò anche rappresentazioni di Michelangelo Buonarroti il Giovane, fra queste alcune canzoni spirituali cantate da Emilia Grazi, allieva della stessa Francesca Caccini.
Maria Maddalena fu molto devota a Suor Domenica del Paradiso, fondatrice del monastero della Crocetta, agli inizi del Cinquecento, su terreni di proprietà della famiglia Medici che diede alla religiosa sempre appoggio morale ed economico. Per questo la principessa, nata “malcomposta”, chiese e ottenne di essere sepolta nel convento davanti alla tomba della suora. La sua fine fu improvvisa e rapida, il 28 dicembre 1633, forse per una violenta forma di vaiolo.

Il testo è tratto dalla ricostruzione storica pubblicata su “Memorie” nel sito www.toponomasticafemminile.com

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Profilo Autore

Barbara belotti

Barbara Belotti ex insegnante di storia dell'arte in un liceo di Roma. Ha partecipato alla stesura di Roma. Percorsi di genere voll. 1-2 (Iacobelli, 2011 e 2013) e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate. È fra le socie fondatrici dell'associazione Toponomastica femminile. Ha collaborato al volume Le Mille e fa parte della commissione toponomastica del comune di Roma.

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