L’amore che mi resta

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Michela Marzano ha scritto un commovente romanzo sulla maternità. Affondando il bisturi nel dolore assoluto, trova le parole esatte per nominarlo. Racconta che siamo nudi, vulnerabili. Eppure, quando smettiamo di chiedergli salvezza, l’amore ci salva.

Alla Feltrinelli di Bari, la filosofa Michela Marzano ha parlato del suo intenso ed emozionante romanzo “L’amore che mi resta” (Einaudi). Ha dialogato con lei la giornalista Ines Pierucci.
“L’amore che mi resta” ha iniziato a scalare le classifiche ancora prima di uscire. Ha dialogato con lei la giornalista Ines Pierucci. 
marzano-feltrinelliOnline risultava il romanzo più venduto ancor prima che fosse in vendita in libreria il 6 aprile. Un’ottima promozione da parte dell’autrice? Curiosità per il titolo? O curiosità di conoscere il primo romanzo di un’autrice, nonché professoressa di filosofia morale all’università di Parigi ed editorialista de “La Repubblica”, già nota per saggi pubblicati e tradotti in diverse lingue?
Michela Marzano, colpisce nel segno, nell’anima, nel cuore ogni volta che, con estrema semplicità, o apparente semplicità, porta l’ascoltatore, ed il lettore a comprendere concetti astrusi che governano la vita di ognuno di noi, così come ogni ascoltatore sarà rimasto colpita nel 2011, in occasione della presentazione del suo libro “Volevo essere una farfalla” a “Le Invasioni Barbariche” di Daria Bignardi, per la sua grande personalità e le sue parole forti e incoraggianti di fronte ad una malattia come l’anoressia.
Questo è un libro che scava dentro ognuno, un romanzo , che come ogni libro dovrebbe, mette il lettore davanti ad uno specchio. Dietro Giada, la protagonista, figlia adottata, c’è anche una parte difficile della sua vita, della sua infanzia, di cui ne parla con consapevolezza di esserne uscita indenne, o quasi. Bene ciò può provocare brividi sulla pelle sentendola parlare fino a commuoversi. Questo è il risultato che il libro può provocare ed è la sua bellezza, perché tocca il cuore.

“Se il confine tra la forza e la debolezza fosse una linea da tracciare tra lo spazio e il tempo, se la lontananza da quella linea dipendesse dall’intensità del dolore, più vicino alla debolezza, più lontano dalla forza, se quella linea mi attraversasse il cuore, come la notte che riesce a cancellare i colori e le forme, non ci sarebbe più differenza tra il cielo e la terra. Il cuore si è spaccato e non esiste più nessuna barriera tra me e l’abisso” da L’amore che mi resta.

Daria è una donna che diventa madre a venticinque anni quando, per la prima volta, prende in braccio Giada, la sua figlia adottiva.
Con l’amore materno crede di aver raggiunto “il paradiso”, di curare ogni tipo di ferita. Ma non è così.
l'amore che resta“Ma quando sei venuta a prendermi era perché volevi una bambina o perché mi volevi bene?” Questo è il dilemma di ogni figlio verso i suoi genitori: “mi vuoi bene perché sono così o perché sono tua figlia ?”
La ricerca delle origini, la voglia di sapere da dove viene. A 25 anni, per le leggi, un figlio adottato può chiedere ed indagare sulle sue origini naturali
Una verità troppo tosta da sopportare. Dopo venticinque anni, Giada si toglie la vita. “Vi chiedo scusa.”
Il romanzo è il dolore straziante di una madre per la morte di una figlia. Ma è anche il racconto dell’obiettivo di Daria: essere quello che non è stata sua madre, una madre impeccabile per donare alla figlia un’infanzia perfetta.
“La vita è ingiusta e non fa sconti a nessuno. Nessuno può mai ricominciare da capo…Ci sono dolori che non passano…cambia solo il loro peso.”
Ed è una storia che parla di tutti: perché ognuno di noi, in fondo, ricerca le origini, vuole sapere chi è.
“La frustrazione e la mancanza si imparano subito. Nessuna madre è perfetta. Nessuna madre è capace. Nessuna madre va bene.

L’importante è accogliere. È questo l’amore. Che non ripara niente ma accetta. Non basta mai, ma soccorre….”

“Bisogna allontanarsi dal perché e concentrarsi sul come  Michela Marzano dà voce a una madre e al suo struggente de profundis. Scavando nella verità delle relazioni umane, parla di tutti noi. Del nostro desiderio di essere accolti e capiti, della paura di essere abbandonati, del nostro ostinato bisogno di amore, che l’amore spacca, perché «senza amore si è morti, prima ancora di morire»….

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Profilo Autore

Luciano Anelli

Nato a Bari, nel 1947, Laureato in Ingegneria trasporti, dopo 11 anni trascorsi a Roma a progettare e costruire Aeroporti in tutta Italia per conto del Ministero dei Trasporti, si è lanciato nell’avventura gestionale in Puglia, costituendo la Società di Gestione aeroportuale. Dopo 9 anni trascorsi come Direttore Generale della SEAP-SpA, passa a fare il Libero professionista, consulente nel settore aeroportuale. Si inserisce nella Federmanager, Federazione dei dirigenti di aziende industriali, diventando Segretario della sede di Bari, consigliere nell’Unione Regionale, e qui anche come Direttore della rivista “Dirigenti in Puglia. La sua nuova propensione è nel campo delle Pari Opportunità. ha anche iniziato un’attività di tutoraggio, mentore e couching per neo imprenditrici e dirigenti donne, caratterizzando anche la rivista che cura nella valorizzazione del lavoro di vertice al femminile nella diversità di genere e creando una vera rete di donne impegnate.

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