Maria Soderini

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Maria Soderini  “Mater dolorosa”, capace  di sacrificarsi: dà molto di se stessa al marito, alla famiglia, a uno dei figli in particolare,  Lorenzino di Pierfrancesco de’ Medici

 

Nel suo libro sulle figure femminili di casa Medici, Marcello Vannucci dedica un capitolo a Maria Soderini e, intitolandolo “Mater dolorosa”, ne sottolinea la capacità di sacrificarsi: dà molto di se stessa al marito, alla famiglia, a uno dei figli in particolare, quel Lorenzino di Pierfrancesco de’ Medici che la storia ci consegna con l’appellativo di Lorenzaccio.

Maria nasce a Firenze forse intorno al 1490 e, figlia di Tommaso Soderini e Fiammetta Strozzi, appartiene per linea diretta a due importanti famiglie del tempo. È considerata una donna molto bella ed è lodata per l’onestà dei costumi e le virtù muliebri; è anche molto accorta, però, capace di gestire l’economia traballante della famiglia e di mantenerla entro i binari di una vita decorosa.

Di lei si conosce poco: c’è incertezza su quando sia nata, sono sconosciuti sia il luogo che la data di morte, la ricostruzione della sua vita si basa sull’esistenza degli altri: il marito, i figli e le figlie. Nel 1511 sposa Pierfrancesco de’ Medici, membro di un ramo collaterale che si fa chiamare “i popolani”. Sono entrambi giovani: lui, che ha 24 anni, fino al matrimonio ha avuto un’esistenza disordinata e ha fortemente intaccato il patrimonio; lei, che ha una ventina d’anni, si occupa di rimettere in sesto le risorse familiari. Donna oculata e di buon senso, decide che è meglio andare a vivere nella tenuta in Mugello, piuttosto che in città, per far fruttare quello che possiedono.

lorenzaccioDal loro matrimonio nascono due femmine, Laudomia e Maddalena, e due maschi, Lorenzino e Giuliano. Maria è attenta agli sprechi, segue ogni attività agricola e casalinga, amministra al meglio ciò che possiede cercando anche che la servitù non sottragga i prodotti coltivati e i raccolti. Non lontana da lei, nel castello del Trebbio, vive un’altra Donna Maria, Maria Salviati che, sposata a Giovanni dalle Bande Nere, sta tirando su suo figlio Cosimo destinato a diventare l’uomo più importante di Firenze e della Toscana.

Le loro vicende si intrecciano perché i piccoli Cosimo e Lorenzino giocano insieme, si inerpicano per i sentieri di campagna, osservano gli animali selvatici e saldano un legame che probabilmente si allarga anche alle due madri; lo stato vedovile è un altro aspetto comune alle due donne, quando muoiono prima Pierfrancesco, nel 1525, e poi Giovanni nel 1526. Sono anni difficili quelli della metà degli anni Venti del XVI secolo: le bande di lanzichenecchi che minacciosamente si spingono verso lo Stato pontificio sono un pericolo concreto e molto serio anche per Maria Soderini e la tenuta di Cafaggiolo, posta lungo la strada che da Firenze va verso Bologna, potrebbe rivelarsi una trappola per lei, le sue figlie e i suoi figli. Decide così di mettere in salvo se stessa e tutta la sua famiglia: accompagna in convento Laudomia e Maddalena, sperando che le mura del monastero possano proteggerle, e manda i figli Lorenzino e Giuliano a Venezia, insieme a Cosimo. I ragazzi sono accompagnati dai precettori, che badano alla loro educazione, le madri li raggiungeranno nel 1527. L’anno successivo Maria Soderini si rende conto che, con la crisi politica fra Carlo V imperatore e papa Clemente VII, neppure Venezia è molto sicura per chi si chiama Medici; si sposta perciò in Romagna e poi a Bologna, dove giunge nel 1529. Sente anche la responsabilità del futuro dei suoi figli e, puntando tutto sul prestigioso cognome del marito, si reca a Roma per trovare un impiego per Lorenzino: anche se di un ramo cadetto, il giovane si chiama pur sempre Medici come il papa. Questo figlio ribelle e un po’ violento, appena adolescente, la preoccupa, cerca per lui e ottiene un incarico, anche se non di grande prestigio.

Non avrà grandi soddisfazioni: dopo poco il ragazzo fa rientro a casa, a Roma non può più stare, Clemente VII è furioso contro di lui dopo le scorribande nei Fori e i danni provocati ad alcune statue e ai rilievi antichi dell’Arco di Costantino. Bisogna che le acque si calmino di nuovo prima di riavvicinarsi al resto della famiglia, ma nel frattempo il nome Lorenzino è stato trasformato in Lorenzaccio, appellativo con cui è tragicamente passato alla storia. È un grosso pensiero per Maria Soderini questo figlio, arrogante e violento, ma anche fine scrittore e drammaturgo. Ora che è tornato a Firenze si lega a Alessandro, il figlio naturale del papa, che ambisce a diventare padrone di Firenze, ma che la popolazione non ama a causa delle sue prepotenze e dei suoi eccessi in tutto. Sono molto legati i due giovani Medici tanto che Lorenzino, che si diletta nello scrivere, compone la commedia Aridosia, appositamente ideata per celebrare le nozze di Alessandro con Margherita d’Austria e allestita durante i festeggiamenti per il matrimonio, nel giugno 1536. Ma l’epilogo dell’amicizia fra i due Medici è cupo e drammatico: Lorenzino uccide con un inganno Alessandro de’ Medici, e da poco elevato al rango di Duca di Firenze. È il 6 gennaio 1537. Lorenzino è costretto a scappare verso Venezia, ma fa tappa a Cafaggiolo dove si trova la madre. È considerato un pericoloso ribelle e un traditore, su di lui viene posta una taglia di quattromila fiorini; il delitto commesso ha ripercussioni anche su Maria, sul figlio Giuliano e sulle figlie Laudomia e Maddalena. Costretti a fuggire in esilio, spogliati degli averi, riparano prima a Bologna e poi a Venezia, aiutati dalla famiglia Strozzi.

Lorenzino si sposta in continuazione, dalla corte francese di Caterina de’Medici a Costantinopoli: Maria rivedrà il figlio sono alcuni anni dopo, nel Natale del 1544. A Venezia la sua vita e quella del figlio sono in continuo pericolo: sulla sua testa pende ancora una taglia e il vecchio compagno di giochi Cosimo, ora primo granduca di Toscana, gli sguinzaglia contro alcuni sicari con l’appoggio dell’imperatore Carlo V; recenti studi rivelano, invece, che i soldati sono inviati da Carlo V per vendicare l’uccisione del genero Alessandro de’Medici. Comunque sia andata, anche questa vicenda ha un epilogo tragico: Lorenzino viene ucciso il 26 febbraio del 1548 insieme allo zio Alessandro Soderini. La madre, accorsa immediatamente, può solo abbracciarlo e chiudergli gli occhi.

Il testo è tratto dalla ricostruzione storica pubblicata in Memorie nel sito www.toponomasticafemminile.com

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Profilo Autore

Barbara belotti

Barbara Belotti ex insegnante di storia dell'arte in un liceo di Roma. Ha partecipato alla stesura di Roma. Percorsi di genere voll. 1-2 (Iacobelli, 2011 e 2013) e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate. È fra le socie fondatrici dell'associazione Toponomastica femminile. Ha collaborato al volume Le Mille e fa parte della commissione toponomastica del comune di Roma.

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