8 marzo. Da celebrazione a festa

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L’8 di marzo formalmente è un giorno che ricorda alcune lavoratrici morte in un rogo americano, un giorno di memoria storica e presa di coscienza.

Ci sono cose che si sanno.
E che l’8 di marzo sia la festa della donna pare acquisito nelle società occidentali e democratiche. Formalmente è un giorno che ricorda alcune lavoratrici morte in un rogo americano, un giorno di memoria storica e presa di coscienza.
Eppure, se ci accingessimo a domandare a tutti i cittadini/e il vero motivo che deve rendere orgogliose le donne di avere una giornata tutta per loro, forse non riceveremmo risposte sufficienti a sotterrare definitivamente le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, rimaste vittime di un incendio nel 1908.
Né, forse, sanno che questa celebrazione non è rivolta solo a quel drammatico episodio ma anche a tutte le donne che si sono, e sono, impegnate a portare avanti azioni dirette a migliorare la condizione femminile nel mondo. Una condizione che al di là delle conquiste ottenute negli anni in campo economico, politico e sociale è tutt’oggi sottoposta ad uno stato di disparità e ad una realtà di discriminazioni e violenze.
Purtroppo, come risulta da alcune indagini, ancora molte donne festeggiano l’8 marzo solo per avere una giornata libera, una serata da trascorrere con le amiche, qualche regalo dal proprio partner senza chiedersi o mettere in discussione cosa abbiano fatto le loro antenate e loro stesse per meritare questi festeggiamenti. Eppure basterebbe domandarsi perché non esiste una giornata di celebrazione per gli uomini.
Allora, se nessuna/o s’interroga su questo, viene da chiedersi se questa festa non sia già obsoleta dato che le donne moderne, le nuove generazioni, danno per acquisita e scontata la parità in tutti i campi, come un diritto certo senza domandarsi perché la realtà che emerge ogni giorno dimostri il contrario. Perché la parità di genere è ancora lontana dall’essersi compiuta. Eppure tantissime donne accettano volentieri di piegarsi al diverso significato imposto da un consumismo ingannevole, dalle informazioni e dalle immagini che esso propone.
Evviva l’8 marzo dunque, tutto feste, cene, regali e ghingheri! Largo ai consumi falsamente ammantati di buonismo storico e contemporaneo. Che ha trasformato il reale significato di questa celebrazione in un giorno di pura festa collettiva.
Quella che era nata come una giornata internazionale di riflessione sulla storia e sull’importante ruolo svolto dalle donne per una crescita complessiva, non settoriale o solo di genere, per ricordare il coraggio e la determinazione da loro dimostrati nelle battaglie civili per i diritti, in ogni luogo, appare completamente stravolto.

Una festa derivata dalle e per le donne, grazie alla loro lotte, dalle suffragette alle femministe fino all’ oggi, che sembra perdere anno dopo anno il vero motivo di esistere.

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Profilo Autore

Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista dal 1981 (tessera nr.69160). Fondatrice e direttrice del Portale delle Donne: www.donneierioggiedomani.it (2005/2017). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, raccontata in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978; ha curato “Matera 2019. Gli Stati Generali delle donne sono in movimento”, "Guida ai diritti delle donne immigrate", "Donna, Immigrazione, Lavoro - Il lavoro nel mezzogiorno tra marginalità e risorse", "Donne e Lavoro”. Nel 1997 ha progettato la realizzazione del primo sito web della "Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità" della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il quale è stata Editor/content manager fino al 2004. Dal 2000 al 2003, Project manager e direttrice responsabile del sito www.lantia.it, un portale di informazione cinematografica. Per la sua attività giornalistica e di scrittrice ha vinto diversi premi. Prima di passare al giornalismo è stata: Consigliere circoscrizionale del Comune di Roma, Vice Presidente del Comitato di parità presso il Ministero del Lavoro, Presidente del Comitato di parità presso il Ministero degli Affari Esteri e Consigliere regionale di parità presso l'Ufficio del lavoro della Regione Lazio.

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