Donne e computer, tra stereotipi e discriminazione

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“Da studentessa mi sono sentita discriminata, dovevo fare il triplo degli altri solo per essere accettata”.

Ha dichiarato così in un’intervista al Corriere della Sera Fabiana Lanotte, giovane donna programmatrice di origine pugliese, di recente entrata a far parte del team digitale del Governo Italiano guidato da Diego Piacentini, il cui compito è evitare che gli hacker accedano “al sistema operativo della Pubblica amministrazione”.

Donne e pc, tanti pregiudizi. Quello della discriminazione femminile sul lavoro, infatti, è un tema che torna molto forte anche quando si parla di tecnologia, e un altro esempio arriva dai dati della celebre università di Harvard: qui tra tutti laureati in Computer Science solo il 18% è rappresentato da donne e solo 1/3 lavora nel settore tech dopo 2 anni. Ancora una volta, gli stereotipi di genere sono un ostacolo insormontabile, anche se per fortuna l’Italia sembra rispondere in controtendenza.

Le start up femminili. Nel nostro Paese, infatti, si stanno facendo valere le imprese femminili nel settore della tecnologia e del digitale: tra le 6.363 start up innovative registrate in Italia al 30 settembre 2016, infatti, la componente femminile complessiva è di 882 imprese, pari al 13,9% del totale, ma considerando le sole start up innovative guidate da giovani under 35 la rappresentanza sale al 15,9% del totale.

La sicurezza sul web. E se i numeri sono ancora bassi – sempre di discriminazione parliamo… – i modelli di eccellenza sono numerosi, come quello citato in apertura di Fabiana Lanotte, che contribuirà alla sicurezza dei sistemi informatici di Palazzo Chigi. Un tema, quello della cyber security, di stretta attualità (ne abbiamo parlato sul nostro sito qualche giorno fa), visto che gli attacchi dei pirati informatici colpiscono in maniera sempre più mirata e grave i computer di tutto il mondo, Italia compresa.

Tema scottante. I rimedi a disposizione per contrastare i danni che derivano da virus, malware e quant’altro sono in aumento, ma spesso risultano inefficaci vista la capacità degli hacker di mutare forma ai propri “agenti malevoli”. In generale, il consiglio in questi casi è di rivolgersi a un professionista (o a una professionista!) che possa intervenire sul proprio dispositivo, almeno per recuperare i dati contenuti nei supporti di memoria; una delle aziende specialiste del settore è Recovery File, che garantisce percentuali di successo elevate anche nel caso di recupero dati da hard disk caduto, grazie a tecniche all’avanguardia.

Discriminazione informatica. Il rapporto tra donne e computer, dunque, è complicato dai pregiudizi: solo qualche tempo fa, ad esempio, uno studio coordinato dal California Institute of Technology rivelava l’incidenza del “sessismo” nella programmazione informatica, analizzando il comportamento degli utenti su GitHub, una piattaforma “open source” molto usata negli Stati Uniti.

Donne più competenti… Come altri siti “wiki”, GitHub si basa sull’apporto di contributori anonimi, che possono suggerire modifiche o aggiunte per lo sviluppo di programmi informatici. Su un totale di oltre 1,5 milioni di utilizzatori, gli studiosi californiani hanno scoperto che gli apporti delle donne venivano accettati nel 78,6% dei casi, mentre per quelli provenienti da uomini si fermano al 74,6%. Le prove della discriminazione, poi, arrivano da un’analisi più dettagliata dei dati relativi a contributori non abituali.

Ma meno considerate. In questa situazione, infatti, il tasso di accettazione per le donne è del 71,8%, ma solo se queste non rivelano la propria identità, perché altrimenti la quota scende al 62,5%. L’articolo scientifico conclude dicendo che “i nostri risultati suggeriscono che, sebbene le donne su GitHub sono più competenti, la discriminazione di genere esiste”.

Alle origini dell’informatica. Eppure, risalendo alle origini dell’informatica si scopre che la parola “computer” fu usata per la prima volta per descrivere il lavoro di sei donne, responsabili della gestione dell’Eniac, una delle prime macchine calcolatrici elettroniche generaliste, un gigante di cavi e fili di quasi 30 tonnellate di peso, considerato a tutti gli effetti il “papà” dei moderni pc o degli smartphone.

Le pioniere dei computer. E a far muovere questo gigante erano appunto sei donne, molto giovani (avevano tutte all’incirca 20 anni) ma già erano matematiche esperte; anche in questo caso, la discriminazione ha oscurato il loro lavoro, già all’epoca, al punto che quando la macchina venne presentata al mondo, non vennero neppure invitate alla cena di gala. E il loro nome è rimasto nascosto per quasi settanta anni, fino a quando è riemerso in un vecchio dossier, lo scorso anno.

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Profilo Autore

Alessia Baldassarre

Alessia Baldassarre – Nata a Napoli l’11/04/86, e laureata in Organizzazione e Gestione del Patrimonio culturale e ambientale, ha perfezionato la propria formazione attraverso un’esperienza di studi in Germania e una borsa di studio in ‘Territorial Improvement and Social Community Manager’. Dopo la laurea è stata redattrice per alcuni giornali, ha lavorato nel settore dell’organizzazione, comunicazione e promozione culturale ed in quello dell’accoglienza e progettazione turistica, nel volontariato. Negli ultimi anni, si è specializzata in giornalismo e comunicazione on line e in Social Media editing.

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