Lisbona. Uno sguardo panoramico sul pianeta donna

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Il Terzo Congresso Internazionale sugli Studi di genere tenutosi a Lisbona a novembre 2016 mirava  a far conoscere ciò che finora è stato troppo poco conosciuto: riportare in vita e all’attenzione del pubblico opere di autrici geniali ma sconosciute, di scrittrici che, sfidando le regole del proprio tempo, hanno cercato di seguire i loro sogni e dare forme concrete alla loro creatività.

Di Barbara Belotti e Loretta Junck


Da pochi giorni si è chiuso il sipario sul “III Congresso Internazionale sugli Studi di genere. Il femminile in ambito italiano e lusofono”, svoltosi presso l’Università di Lisbona dal 21 al 23 novembre.
Sono state tre giornate intense per partecipazione e dense per i contenuti proposti da studiose e studiosi, da ricercatori e ricercatrici di diverse realtà culturali europee interessati alla ricerca e alla valorizzazione di saperi e memorie femminili.

lisbona-parita-di-genere-tuttoAbbiamo rivolto alcune domande alla dott.ssa Debora Ricci, docente di Lingua e Linguistica italiana presso il Dipartimento di Linguistica Generale e Romanza della Facoltà di Lettere dell’Università di Lisbona, Dottoranda e ricercatrice in Women’s/Gender Studies presso la stessa Università.
Come nasce questo terzo Congresso internazionale sugli studi di Genere?
Questa terza edizione del convegno nasce dalle diverse questioni, dai dubbi e dalle domande scaturite durante e dopo il I e il II Congresso internazionale che si sono tenuti rispettivamente nel 2014 presso l’Università di Lisbona e nel 2015 presso l’Università degli Studi di Napoli, L’Orientale.
In primo luogo si è scelto di realizzare tutte le edizioni e quindi anche questa del 2016 nel mese di novembre, in date molto ravvicinate al 25, giornata mondiale dedicata alla lotta contro la violenza di genere, perché è sotto gli occhi di tutti che questa è la scommessa fondamentale per il futuro, per la costruzione di una società equa e paritaria.
ricciFin dalla prima edizione, il Convegno ha voluto avere il volto di un progetto culturale sfaccettato e diversificato. I lavori hanno avuto come punto di partenza quello di riportare in vita e all’attenzione del pubblico opere di autrici geniali ma sconosciute, di scrittrici che, sfidando le regole del proprio tempo, hanno cercato di seguire i loro sogni e dare forme concrete alla loro creatività. Ma non solo questo. È stata forte fin dal 2014 l’esigenza di aprire anche a conferenze e discussioni rivolte alla riflessione sulla condizione femminile nelle sue varie sfaccettature.
Un altro aspetto che vorrei mettere in evidenza è che l’idea fondamentale del congresso parte dall’intento di far conoscere ciò che finora è stato troppo poco conosciuto e per queste ragioni le-mille-lisbonail progetto ha un carattere itinerante: nel 2014 Lisbona, l’anno successivo Napoli, di nuovo Lisbona per questa edizione e, per il 2017, pensiamo a Viterbo. L’obiettivo è quello di organizzare gli incontri in ambiti universitari differenti, italiani, portoghesi, brasiliani, in modo di favorire le collaborazioni con importanti gruppi di ricerca sugli studi di genere.
Quest’anno abbiamo ampliato le tematiche ed oltre a soffermarci come sempre sulla letteratura scritta da donne e/o sulle donne, abbiamo riflettuto sulla lingua e i linguaggi al femminile, ma anche sulla violenza di genere, mettendo in evidenza gli aspetti divergenti in cui questa si manifesta nei due Paesi ( e in Brasile); abbiamo parlato anche di musica, classica e pop, di danza, di architettura e pittura, sempre al femminile. E di toponomastica, naturalmente, uno dei mezzi più potenti per portare alla luce chi non viene nominato e quindi “non esiste”.
lisbona-2Novità di questa edizione è stato l’entrare, sebbene ancora in punta di piedi, nelle tematiche transgender e queer, termini ombrello che indicano il non riconoscersi nella norma etero-binaria, cercando di sottolineare la differenza tra sesso biologico e identità di genere.
Molto interessante e apprezzato infine è stato il discorso sui femminismi con particolare spazio al femminismo intersezionale, che nelle sue lotte tiene conto anche del fattore etnia, religione, classe sociale etc…
Quali sono le considerazioni principali che, sulla letteratura femminile, ti sembra siano uscite da questo congresso?
Credo che il Congresso abbia avuto il merito di discutere non solo di scrittrici come Ada Negri o Sibilla Aleramo, solo per fare alcuni dei nomi proposti nelle relazioni ascoltate, ma che ci si sia interrogati su cosa significhi scrivere “al femminile”, cioè se le autrici siano riuscite a emanciparsi rispetto a modelli archetipici maschili, dalla cultura patriarcale, androcentrica e normativa. A mio avviso gli interventi hanno messo in luce la capacità delle donne di costruire modelli letterari lisbona3autonomi e diversi, fin dagli esempi più antichi di letteratura, come quelli delle scrittrici italiane del Trecento che precorrono tematiche femministe.
Raccontare la storia della letteratura femminile non significa solo elencare un certo numero di nomi e di personalità, significa anche tracciare una linea di un diverso sentire, di una diversa sensibilità e ricerca; significa interrogarsi sui canoni utilizzati, sulle oppressioni e sui divieti subiti, sul bisogno e sul diritto di esprimersi il più delle volte calpestato. E questo credo sia venuto fuori chiaramente nelle proposte delle ricercatrici e dei ricercatori.
Abbiamo molto apprezzato che ci sia stata la possibilità, per il pubblico presente, di intervenire dopo le relazioni con commenti e domande. Particolarmente seguiti ci sono parsi poi gli interventi che trattavano di argomenti dibattuti come quello dell’esperienza transgender o del linguaggio sessista. Ci sarebbe piaciuto però poter osservare una maggiore presenza, al Convegno, delle studentesse e degli studenti che incontravamo invece solo nei corridoi, spostandoci da un’aula all’altra. Si può fare qualcosa per coinvolgere maggiormente le giovani generazioni su questi temi?

Purtroppo questa è veramente una spina nel cuore.
Gli studenti e le studentesse, nonostante la copiosa pubblicità e gli argomenti trattati che dovrebbero riguardarli tutti da molto vicino, non partecipano. Semplicemente non sono interessati. Questa è la mia opinione e magari servirebbe studiare più a fondo il “fenomeno”, ma è quello che avverto.
Purtroppo non si può obbligare nessuno a partecipare a ciò che non sente suo.
Io, però, come insegnante mi sento e sono responsabile per la formazione di individui tolleranti e liberi e porto quindi avanti una didattica in ottica di genere, ottengo risultati e questo mi fa felice.
Devo dire con orgoglio, e poi concludo, che i pochi studenti e studentesse presenti erano principalmente delle mie classi, forse anche grazie a questo impegno. Infatti tutto parte dall’educazione e dalla conoscenza.
Abbiamo pensato di commentarla insieme, quest’esperienza portoghese, perché insieme l’abbiamo vissuta e apprezzata, anche se come relatrici questa volta abbiamo rappresentato due realtà diverse; Barbara infatti vi ha portato l’esperienza di Toponomastica femminile a Roma, Loretta quella del Premio Calvino a Torino. Barbara inoltre ha presentato “Le Mille. I primati delle donne”, il libro curato da Ester Rizzo con la prefazione di Valeria Fedeli e uscito da poco per Navarra Editore.
Una bella esperienza per entrambe. Lisbona possiede un fascino speciale e il Convegno ci è sembrato subito di grande interesse. Già pensiamo a Viterbo…

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Profilo Autore

Barbara belotti

Barbara Belotti ex insegnante di storia dell'arte in un liceo di Roma. Ha partecipato alla stesura di Roma. Percorsi di genere voll. 1-2 (Iacobelli, 2011 e 2013) e scrive sui temi della toponomastica femminile per diverse testate. È fra le socie fondatrici dell'associazione Toponomastica femminile. Ha collaborato al volume Le Mille e fa parte della commissione toponomastica del comune di Roma.

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