Lorenzin e Fertility day. Non è stato un errore

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Non ci sono errori di comunicazione. Non è vero che Beatrice Lorenzin ha scelto male i suoi collaboratori.

di Ritanna Armeni

Non ci sono errori di comunicazione. Non è vero che Beatrice Lorenzin ha scelto male i suoi collaboratori. Non ci sono stati travisamenti. E neppure scorrettezze nella trasmissione del messaggio. Non esatto dire che chi lo ha veicolato non ne ha capito il senso profondo.
La verità è che la ministra della salute nella proposta del Fertility Day, nei manifesti e negli opuscoli con cui lo voleva lanciare e propagandare ha espresso pienamente quello che pensa: le donne devono farsi carico della procreazione, non devono avere tanti grilli della testa, non devono fare troppo caso alla mancanza di lavoro e di servizi.

Devono fare figli prima che il loro orologio biologico si fermi. Con il loro sacrificio devono risolvere il drammatico problema del calo della natalità La famiglia deve essere quella tradizionale, formata da madre e padre, meglio se entrambi di “razza bianca”.

E, soprattutto, lontana da tutto quello che può nuocere alla fertilità: lo spinello, la promiscuità, il sesso libero. Questo ha detto la sua campagna e questo pensa la ministra. Ed altro ancora. Se qualcuno scavasse fino in fondo nel pensiero di Beatrice Lorenzin troverebbe probabilmente molti dubbi sulla legge sull’aborto, molta comprensione per i medici obiettori, troverebbe l’opposizione alle unioni gay, una sicura approvazione per la legge 40, l’assoluta contrarietà a qualunque legge sul testamento biologico. Insomma un pensiero chiaro e definito che peraltro appartiene a parte consistente della società italiana e a uomini e donne che governano il paese. Fermarsi sugli errori di comunicazione significa chiudere gli occhi. Uno sbaglio nella trasmissione di un messaggio è peccato veniale, può capitare a tutti. Ma non è questo il caso. Il punto è proprio il messaggio, i contenuti, le idee che sottende, l’ideologia che esprime.

E allora per non offrire scuse e scusanti a Beatrice Lorenzin chi non è d’accordo con lei la critichi e la attacchi sui contenuti. E’ più semplice e più chiaro.

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Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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