Weekend con il nonno

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Un weekend con il nonno, è  andato in onda per la prima volta stasera, 21 settembre 2016, su Rai 4.  cinquanta minuti di un docureality delizioso e dal contenuto innovativo

Mi succede raramente di guardare i canali germogliati dalla nascita del digitale terrestre, forse perché non ho avuto il televisore per tanti anni e ho trovato questa invasione di numeri poco gradevole oltre che generatrice di confusione. Eppure capita che passando in cucina, sede della tv che è accesa per più ore, mi imbatta in qualche promo capace di attirare la mia attenzione.

Così mi è accaduto per la trasmissione Un weekend con il nonno, andata in onda per la prima volta stasera, 21 settembre 2016, su Rai 4. Vincendo il mio scetticismo, mi sono sintonizzata su questo canale che mai avevo guardato e goduta lo spettacolo, appena cinquanta minuti di un docureality delizioso e dal contenuto innovativo. Procedo per gradi, cercando di trasmettere la poesia che questo piccolo gioiello mi ha trasmesso.

Le protagoniste del programma sono otto coppie formate da nonne/i insieme ai nipoti. Magari sconvolgerà la prospettiva ingenua da cui si parte: far passare del tempo, appunto questi tre giorni del fine settimana, a signore ultrasettantenni (quando non quasi novantenni, come nella puntata odierna) coi loro nipoti, poco più che ventenni. Uno scambio costante, con tanto di dormita insieme nel lettone della nonna iperdevota ai santi. Un incontro sui luoghi di svago, di lavoro, di socializzazione.

Mi è piaciuta la base: siamo in un Paese in cui il numero di anziani è in netto aumento e metterli per una volta al centro di un programma non per farli accoppiare scimmiottando liti e bizze di qualche diva hollywoodiana, è già di per sé una innovazione. Poi, la seconda scoperta: quella di dar voce ai ricordi di chi, forse per solitudine, non parla spesso di quello che erano i suoi desideri, le sue ambizioni né di ciò che è il suo quotidiano fatto di acciacchi fisici ma non per questo di segregazione totale. Due mondi paralleli che si sfiorano, risate garbate e qualche lacrima.

Una trasmissione del genere non si era mai vista, nel senso che mi è parsa una visuale sana della terza (o quarta) età, non edulcorata ma semplicemente attuale. In una società che condanna le rughe, la forma fisica non più tonica e i capelli bianchi e ci bombarda di immagini photoshoppate e irraggiungibili; in un mondo dello spettacolo in cui l’ageismo la fa da padrone e colpisce soprattutto le donne (ricordo sempre la battuta sciocca su Sean Connery che più invecchia e più è affascinante) e non le perdona se dimostrano di star bene nei loro corpi e con i loro anni addosso, guardare un po’ di vita reale non mi pare cosa da poco.
L’effetto comico della condivisione di lezioni di danza, di judo o di estenuanti sedute di trucco e il superamento di piccoli limiti o prospettive differenti si sposano perfettamente con la ricerca di luoghi cari ai nonni in gioventù che forniscono lo spunto ideale per un full immersion negli anni del secolo scorso, nei corteggiamenti, nei modi di dire e di vivere ai quali spesso non ci si accosta con la dovuta curiosità, relegandoli nel novero delle cose noiose e poco interessanti.
Di questa prima puntata ho gradito anche il capovolgimento dei ruoli fissi: il nipote alla fine si è commosso per le emozioni ritrovate dalla nonna ballerina di liscio invitata in un hotel di lusso dove aveva trascorso il viaggio di nozze, mentre la nipote della seconda coppia era energica, disincantata, parlava delle libertà che le donne moderne hanno e abbracciava teneramente la nonna che le raccontava di aver creduto di esser rimasta incinta con un bacio.

Chiunque abbia avuto la preziosa opportunità di ascoltare qualche anziana o magari il vicino di casa che aveva fatto la guerra, saprà trovare dei ricordi comuni e un po’ di tenerezza, di quella che la memoria vivente dei testimoni ti sa donare.
Se proprio un appunto devo farlo, mi viene da concentrarlo sul titolo: solo io ci vedo una strana somiglianza col notissimo film “Weekend con il morto”? Ecco, a voler essere pignole, se sono quasi certa che la maggioranza dei nonni protagonisti saranno nonne, non si poteva cercare di includerle nel suddetto titolo?
A parte questa critica, consiglio di guardare qualche episodio e ancor più di mettere in pratica quanto suggerito nel docureality considerando che mai bisogna trascurare la ricchezza che il confronto porta con sé: quello tra i generi, quello tra culture differenti, quello tra persone di età diverse. Pure se non sono nostri parenti!

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Profilo Autore

Daniela Astrea

Daniela Astrea - laureata in Filosofia con un tesi in Studi di genere, si occupa da anni di studi femministi in vari campi: cinema, letteratura, arte. Ha organizzato eventi, fatto parte di collettivi, lavorato in un’agenzia pubblicitaria come copywriter, pubblicato saggi e articoli sulla storia delle donne.

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