Bruciata viva per troppo ”amore”

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Sara di Pietrantonio, 22 anni, è stata uccisa. Le ha dato fuoco il suo ex, Vincenzo Paduano, 27 anni, che Sara da pochi giorni aveva lasciato.

 

Come non pensare a Fabiana Luzzi, bruciata a 16 anni il 24 maggio 2013 dal suo fidanzato Davide Morrone, 17enne.

Come non pensare a Maria Anastasi, bruciata al nono mese di gravidanza dal marito Salvatore Savelli.

Come non pensare a tutte le altre, ritrovarle in questo sorriso, in quest’altra vita infranta con tanta atrocità.

Leggo le notizie. Si pone l’attenzione sul fatto che lei aveva lasciato lui, che lui non accettava che lei uscisse con un altro ragazzo. Che la pedinava. Dovremmo concentrarci su lui che ha deciso che lei non poteva decidere, che lei non aveva il diritto di lasciarlo, il diritto di scegliere. Continuiamo a dirlo e continuiamo a leggere articoli e parole che forniscono più o meno velatamente un alibi all’assassino e questo è pericoloso.

Perchè scegliere di stare o no in una relazione è un diritto di tutte le persone, un diritto che viene leso dall’arroganza di chi crede di avere un diritto/potere al di sopra di tutto. Di potere si tratta, non di passione. Il potere anche di punire per la propria disperazione. Diventando criminali.

Nella disperazione si soffre, ci si toglie la vita anche, ma non si uccide. Dietro un femminicidio c’è la difesa del controllo della relazione. Tu sei mia, se non vuoi stare con me non sarai di nessuno, non avrai niente, decido io come vanno le cose.

Anche le donne vengono lasciate ma non uccidono, non accoltellano, non sparano; non ti cospargono di alcool o di benzina. Convivono con la sofferenza, elaborano, inventano, si leccano le ferite e ri-costruiscono.

In “Non lo faccio più” ci sono le riflessioni di alcuni ragazzi di un liceoche parlando di femminicidio; i maschi dicono che quando si trova l’amore questo diventa parte di sè e quando l’altro tradisce questa allenza “ci destabilizza, ci confonde, e qualcosa di noi si ribella contro di noi”; dicono che questo tradimento dell’alleanza”risulta inconcepibile, si scatena il bisogno di possedere la partner”. Dicono che “l’incapacità di affrontare il cambiamento scatena la rabbia e la violenza“.

E’ su questo che bisogna lavorare a casa e nelle scuole con i maschi, sulla capacità di affrontare i cambiamenti, sulla capacità di gestire la propria frustrazione, di riconoscere, interpretare e controllare la propria rabbia. Esprimerla con le parole, capire di avere un problema da affrontare, chiedendo aiuto. Posare lo scettro del potere, inconsapevolmente ereditato, dirsi che una fidanzata non è una proprietà, riconoscerle il diritto di avere una nuova relazione, riconoscerle pari dignità e autonomia, riconoscerla come altra persona. Accettare la possibilità di vederla in una foto con un altro, per quanto faccia male.

Bisogna lavorare con le ragazze perchè non sottovalutino i segnali di un comportamento ossessivo, imparino a decodificare parole e azioni, sappiano a chi possono rivolgersi, come (qui la testimonianza di Giulia, vittima di stalking dai 17 ai 19 anni ). Perchè non sottovalutino i rischi quando un ex-fidanzato è persecutorio e coinvolgano chi vive loro intorno -per questo insisto anche sulla formazione ai genitori che fin’ora è stata accolta in una sola scuola-.

Sono riflessioni e nozioni che ti rimangono come bagaglio per la vita, perchè si finisce ammazzate a 22 anni come a 50.

Sembrano ovvietà eppure non lo sono. Non per tutti, non nella pancia di tanti ragazzi e ragazze, e in questa percezione distorta dell’ossessione ci riconosciamo in tanti anche tra adulti quando di violenza parliamo, quando commentiamo e raccontiamo di femminicidio e stalking.

In una scuola un ragazzo mi ha detto che non si è pentito di aver dato della cagna alla sua ex che postava le foto del nuovo fidanzato su facebook. Abbiamo ragionato a lungo su quella parola, su quella rabbia, su quella sua convinzione di essere dalla parte del giusto anche a distanza di tempo. A volte nelle scuole le ragazze che parlano di fidanzati gelosi e possessivi usano l’espressione “ha un carattere particolare“, carattere con cui in qualche modo giustificano quelle limitazioni della propria libertà che le infastidiscono ma che sopportano. Alcune, se le compagne intervengono dicendo che un fidanzato troppo possessivo va lasciato subito, si irrigidiscono, quasi a difendere quella storia che comunque è la loro storia. Così come anche donne adulte parlano dei loro rapporti violenti senza ammettere che lo siano, definendoli rapporti turbolenti”, burrascosi, in un “delicato equilibrio tra amore e odio” che li rende unici.

Sara ha lasciato Vincenzo, ma ha sottovalutato i rischi di un ex-fidanzato persecutorio, e con lei chi le stava intorno. Perchè sembra impossibile sempre, e invece è possibile e bisogna esprimere i timori, confidarsi con i genitori, con gli amici, con i colleghi, e tutti insieme divenire più consapevoli.

“Conquistare” vuol dire far innamorare, sedurre; vuol dire anche “Far proprio con fatica” e vuol dire anche “Ridurre in proprio dominio con le armi”.

E allora parliamo di questo dominio, di questo far proprio che diventa una catena, che stravolge il senso della relazione che è respiro e non soffocamento.

Facciamo parlare loro, ragazzi e ragazze, di quanta felicità c’è nelle loro relazioni, di quale illusione li tiene insieme. A volte è proprio l’illusione che l’amore si possa racchiudere nel tormento. Nella nostra cultura la grande passione attraversa la tragedia, come la tradizione ci rimanda. Come si ostinano a raccontarci i giornalisti, quando usano il termine “delitto passionale”, che non si può sentire a 35 anni dalla cancellazione del delitto d’onore.

Sara ha lasciato quel fidanzato che i suoi amici definiscono “ossessivamente geloso”, Sara era consapevole che dentro l’ossessione non c’era amore.

Ma se non lavoriamo sul maschile, se non interveniamo con forza sul maschile e il controllo che esercita e di cui necessita per affermare se stesso, ci saranno sempre altre Sara che pagano con la vita la loro scelta di libertà.

Cosa significa intervenire? Per chi lavora nella scuola significa arricchire la propria proposta formativa inserendo nei pof l’educazione di genere, che altro non è che educazione al rispetto e alla costruzione di relazioni sane e costruttive.

Per chi sta al governo significa stanziare denaro affinchè leggi e decreti non rimangano parole su carta ed avviare processi educativi e formativi continuativi nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nella tv pubblica; sostenere la rete dei centri antiviolenza.

Per chi lavora nel privato e per chi presiede gli ordini professionali significa darsi l’obiettivo di formare professionisti consapevoli e responsabili. Perchè le parole, in tribunale come in un articolo di giornale non siano insulti alla vittima, insulti senza pudore.

Sara è morta bruciata e dire che è morta per amore significa farsi complici di chi l’ha odiata e uccisa, di chi odierà e ucciderà ancora.

fonte 27esimaora corriere

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Profilo Autore

Cristina Obber è nata a Bassano del Grappa il 9 novembre 1964. Iscritta all’ Ordine dei giornalisti, ha collaborato per cinque anni con un quotidiano vicentino. Nel 2008 ha pubblicato “Amiche e ortiche” con Baldini Castoldi Dalai, affresco dolce-amaro dell’amicizia al femminile. Nel 2012 ha pubblicato un libro sulla violenza sessuale, "Non lo faccio più" ed. Unicopli che ha dato vita ad un progetto scuole e al blog nonlofacciopiu.net. Nel 2013 ha pubblicato per Piemme editore il libro Siria mon amour, storia vera di una 16enne italo-siriana che si è ribellata ad un matrimonio combinato. Nel biennio 2009-2010 ha pubblicato con Attilio Fraccaro editore “Primi baci” e “Balilla e piccole italiane”, due libri in cui ha raccolto ricordi del primo bacio e ricordi del mondo della scuola nella prima metà del novecento. Collabora con Dol’s, il sito delle donne on line da svariati anni. Si occupa di tematiche legate ai diritti. Il 25 novembre 2011, giornata internazionale contro la violenza sulla donna, esce il suo primo e-book dal titolo La ricompensa (edito da Emma books), che si apre con una citazione di Lenny Bruce: La verità è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere. Il suo ultimo libro è ''L'altra parte di me’’, edito da Piemme, una storia d’amore tra adolescenti lesbiche.

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