Come d’incanto – parte sesta

0

di  Fabiola D’amico

precedente
Fuggì nella notte, attraversò la terrazza illuminata da fiaccole, sorda alla musica che riecheggiava nel salone da ballo, s’inoltrò tra la fitta vegetazione, lungo un sentiero che portava alla villa Spedalotto. I rami intricati graffiarono la pelle delle braccia, lacerarono la lunga veste turchese, i capelli si sciolsero ricadendo in morbide ciocche sulle spalle. La luna piena occhieggiava dall’alto, indefinita e silenziosa osservatrice degli affanni umani.

Esausta, cadde sul limitare di un prato. Il battito furioso del suo cuore copriva i rumori della notte: le grida acute dei barbagianni, lo stridio delle cicale, i passi energici di un uomo.
«Lucia?»
La voce di Gavin penetrò la cortina dell’angoscia. Lei si volse a guardarlo, turbata e sorpresa.
«Che cosa è successo? Qualcuno vi ha fatto del male? Ditemi chi è stato, non la passerà liscia!»
Lucia scosse la testa: «Basta. Lasciatemi in pace. Che cosa volete da me?»
«Voglio voi!»
Una risata isterica, frammentata dai singhiozzi, scosse il fragile corpo. «Me! Una bastarda, una che non può far parte della nobiltà per le sue origini; ma che non appartiene neanche al popolo, perché colta. Andate via! Non sarò mai la vostra amante, non commetterò gli errori di mia madre».
«Si, invece. Sarete la mia amante, la mia donna. Sarete mia moglie».
Gavin la prese e la strinse a sé. Avvicinò il viso a quello sbalordito di lei. E finalmente la baciò. Le labbra si sfiorarono, si mossero sinuosamente le una contro le altre. Si socchiusero, in un tacito invito a qualcosa di più profondo. Le lingue s’incontrarono e ingaggiarono una dolce ed estenuante lotta. I loro corpi ambirono a un contatto intimo. Ora la bocca di Gavin baciava teneramente le lacrime, percorreva la curva morbida del collo, si addentrava nella scollatura. Le mani, intrepide, sollevavano la gonna lacera, esponendo alla luce della luna la pelle ambrata.
Lucia si abbandonò a quell’abbraccio tenero e passionale, dimenticando le pene di una vita, cullata dal desiderio che montava dal ventre e si spargeva tra le gambe. Era immobile e schiava delle sue mani che non cessavano di carezzare, delle sue labbra che lambivano il collo, i seni ora scoperti.
Gavin si fermò. Le prese il viso tra le mani. La incitò a guardarlo. «Muoio dal desiderio di averti, ma saprò aspettare purché possa assaporarti e conoscerti intimamente. Ti fidi di me?»
Lei lo fissò con i suoi grandi occhi per interminabili istanti. Allungò le mani su quelle di lui, inclinò la testa e chiuse gli occhi, lambendo in un gesto spontaneo ma erotico le labbra riarse. Attraendo quelle di lui che s’impossessarono della sua bocca con passione.
L’assalto dolce e conturbante riprese: la sua bocca catturò un delicato bocciolo, lo assaporò, lo succhiò senza sosta; mentre le mani carezzarono languidamente le gambe, risalendo verso l’interno delle cosce. Lucia serrò le gambe a quella dolce intrusione, ma lui seppe blandirla sollecitandola ad aprirsi. Le dita veloci trovarono il miele e il fiore in cui era celato. Un dito non le avrebbe fatto male, si disse Gavin. Piano, piano entrò nell’antro umido, stretto e caldo. Lucia spalancò i bellissimi occhi, incapace di esprimere a parole le emozioni che si riversavano dalla mente al corpo. Tremò, sussultò per l’intromissione, ma lui tornò a blandirla, stavolta baciandola lentamente sulla bocca. La mente di Lucia fu incapace di distinguere il piacere dal dolore. La ragione prese il volo, si librò nel cielo infinito, si perse tra le nuvole morbide. Un susseguirsi di ondate e tremolii invase il suo corpo. Gavin la baciava, la toccava, gustava il suo piacere, pur non trovandone sollievo. Desiderò l’impossibile, avvicinò il bacino al suo: il suo membro richiedeva la libertà, voleva trovare la strada verso il delicato fiore. Strusciò senza ritegno la pelle coperta sulla pelle scoperta. Anelando la resa totale, pur sapendo di non poterla avere.
Non ancora.
Presto. Presto.
La sua mente si ripeté quella cantilena, perdendosi nell’indefinibile piacere di lei, che ora scuoteva il fragile corpo, lasciandola spossata e tremante.
Presto.

<<continua>>

CONDIVIDI

Profilo Autore

Caterina Della Torre

Redattrice ed esperta di marketing e PR; proprietaria di www.dols.net di cui è direttore editoriale e general manger nonché di questo nuovo dols.it. Nata a Bari nel 1958, sposata con una una figlia. Linguista, laureata in russo e inglese, passata al marketing ed alla comunicazione. Dopo cinque anni in Armando Testa, dove seguiva i mercati dell’Est Europa per il new business e dopo una breve esperienza in un network interazionale di pubblicità, ha iniziato a lavorare su Internet. Dopo una breve conoscenza di Webgrrls Italy, passa nel 1998 a progettare con tre socie il sito delle donne on line, dedicato a quello che le donne volevano incontrare su Internet e non trovavano ancora. L’esperienza di dol’s le ha permesso di coniugare la sua esperienza di marketing, comunicazione ed anche l’aspetto linguistico (conosce l’inglese, il russo, il tedesco, il francese, lo spagnolo e altre lingue minori :) ). Specializzata in pubbliche relazioni e marketing della comunicazione, si occupa di lavoro (con uno sguardo all’imprenditoria e al diritto del lavoro), solidarietà, formazione (è stata docente di webmarketing per IFOA, Galdus e Talete). Organizzatrice di eventi indirizzati ad un pubblico femminile, da più di 10 anni si occupa di pari opportunità. Redattrice e content manager per dol’s, ha scritto molti degli articoli pubblicati su www.dols.it.

Lascia un commento


− tre = 1