Bianca – terza e ultima parte

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di Irene Pecikar

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Aquileia
«Guglielmo mi ha appena accennato del vostro… problema. Troveremo una soluzione, nel frattempo sarete mia ospite. Conoscevo vostro padre e vi aiuterò volentieri, ma badate, sono anche un uomo di Dio e la Chiesa non permette a una moglie di lasciare il proprio marito. Troveremo una soluzione che sia adatta a tutti».
Mi viene assegnata una stanza e dopo un bagno caldo e un pasto frugale consumato in privato, mi addormento. Mi sveglia un bussare insistente alla porta. Un giovane uomo di chiesa, mi avverte che Monsignore mi invita urgentemente a udienza. Mi preparo in fretta e raggiungo l’uomo, che scopro essere il segretario personale di Poppone di Carinzia. Vengo scortata in una grande stanza e lì ad attendermi ci sono il mio ospite, Guglielmo e un uomo che non conosco.
«Esterina, sedete, per piacere», Guglielmo ha uno sguardo cupo nel pronunciare queste parole e un tono dimesso, «vostro marito vi ha appena dichiarata morta. Secondo quanto è stato riferito dal suo messaggero al qui presente… amico mio, la notte scorsa vi sareste tolta la vita gettandovi dalla finestra della torre. Stanno cercando il corpo per darne sepoltura». Mi si gela il sangue: l’urlo che abbiamo sentito… «Qualcuno ha trovato stamane il cadavere di Maria» prosegue Guglielmo.
«Oh, Maria…» sono sconvolta, mi sento mancare le forze.
«Mi dispiace molto darvi questa terribile notizia, cara. È stata trovato poco distante l’insenatura dove ieri sera abbiamo raggiunto i cavalli. Deve aver fatto un brutto volo ed essere ruzzolata tra le rocce prima di raggiungere…». Non riesco più ad ascoltare, Maria non meritava una fine del genere, dovevo rimanere e lei sarebbe ancora viva… È colpa mia!
«Il corpo è stato sepolto nel bosco» continua Guglielmo, mentre io non riesco a riprendermi. Sono senza fiato, la morte della cara Maria mi sconvolge profondamente. Il mio pensiero si sposta all’improvviso altrove; il cuore smette di battere per un istante e mi si rivoltano le viscere.
«Lei… io…» cerco di esprimere il mio tormentato pensiero ma fatico a trovare le parole.
«Sì, se questa notte voi foste rimasta al castello sareste morta. L’assassino deve aver scambiato Maria per voi…» Guglielmo intuisce la mia angoscia. Vorrei rifugiarmi tra le sue braccia, ma siamo in pubblico ed è opportuno che nessuno intuisca il nostro legame e la nostra intimità.

Sono trascorsi dieci anni da quando Esterina da Portole è spirata suicida. Si narra che gettatasi dalla finestra si sia trasformata in roccia avvolta nel suo mantello e che di notte si aggiri senza pace nelle stanze del castello. La chiamano Dama Bianca.
Il mio segreto è al sicuro. Nessuno sospetta che sia viva, nessuno, per quanto ne so, si è preoccupato dell’assenza di Maria. Guglielmo ha presenziato, per prudenza, al mio commiato funebre, svoltosi senza che il mio corpo sia stato mai trovato, come ovvio… Poi Guglielmo mi ha raggiunta e siamo partiti per queste terre lontane da quel passato così cupo.
«Mamma, venite, avete visto come cavalco bene? Vi piace la sorpresa?». Il mio tesoro mi desta dai pensieri.
«Bambina mia, tuo padre ti ha insegnato a montare così?»
«No, ho guardato voi. Mio padre dice che sono molto brava e che vi assomiglio molto; ma si è raccomandato di non cavalcare in questo modo quando ci sono ospiti, né fuori dalle nostre terre…».
Un cavallo al galoppo ci raggiunge.
«Ecco le mie signore, cosa pensate di una bella gara a chi arriva primo alla stalla?»
«Sììì» e mia figlia Esterina si avvia entusiasta.
«Aspetta, sii prudente!» mi accingo a seguirla.
«Bianca, aspetta, dai un bacio a tuo marito, prima» e Guglielmo si affianca al mio cavallo e mi bacia con ardore. Il mio pensiero va alla notte appena trascorsa e alla passione che ci travolge ogni istante, alle sue mani bramose, alle sue labbra calde che assaggiano il mio corpo.
«Guglielmo caro, tutti i baci che vuoi…» gli sussurro, prima di partire al galoppo.

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Dols

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